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mercoledì 25 maggio 2016

Interviste giovedì 01 gennaio 2015 ore 15:00

"Oggi tutti scrivono, ma nessuno legge più"

A tu per tu con Sara Zelda Mazzini, fiorentina d'origine, trapiantata in Baviera, che a Volterra ha dedicato una storia d'amore sullo sfondo del manicomio

VOLTERRA — Una scrittrice moderna, ma anche figlia dello Sturm und Drang. Una donna colta e cittadina del mondo. Sara Zelda Mazzini è approdata nella città etrusca spinta dalla curiosità di capire perché i vampiri a Volterra? I libri di Twilight non l'hanno lasciata indifferente, ma anzi hanno suscitato in lei, come in molti, curiosità e domande. Da un suo viaggio in solitaria a Volterra è nato I Dissidenti, un romanzo ambientato nell'ex manicomio, disponibile sugli store digitali.


Sara Mazzini, Zelda, fiorentina d'origine trapiantata in Baviera, ci racconti qualcosa di te?

"Volentieri: sono qui proprio per questo. Ho trentaquattro anni che non ho paura di dimostrare, forse anche perché dentro me ne sento sempre quindici, pur avendo la memoria di un ottuagenario. Non sto esagerando: sarà che ho iniziato a scrivere diari di memorie quando ancora andavo a scuola, ma tra i miei amici di allora ero famosa per avere una sorta di spirito 'antico'. Ho vissuto la mia prima giovinezza nella provincia fiorentina e a ventitré anni mi sono trasferita a Milano, 'per lo stesso motivo per cui tutte le donne prima o poi fanno qualcosa di terribilmente sciocco: l’amour', per citare un personaggio francese del mio romanzo I Dissidenti. Attraverso una serie di vicissitudini che in parte racconto nella mia raccolta Cronache dalla fine del mondo (2013) sono poi tornata a Firenze, dove ho conosciuto il mio attuale marito e insieme a lui mi sono trasferita in Germania".


E ora veniamo a Zelda, perchè questo 'nome d'arte'?
"Si tratta di un omaggio a Zelda Fitzgerald, nata Sayre, oggi ricordata soprattutto per essere stata compagna di vita e di eccessi, nonché musa ispiratrice, del grande romanziere americano Francis Scott Fitzgerald. Dopo aver letto gran parte delle opere di entrambi e alcune buone biografie, quello tra Zelda e me mi è sembrato un parallelismo obbligato. Nate lo stesso giorno, a distanza di ottant’anni precisi, sembriamo spartire lo stesso carattere di fondo, che io sono riuscita a mitigare grazie a un background e a una serie di esperienze parecchio frustranti già in giovane età, e i medesimi interessi e desideri, seppure applicati a diversi contesti storici e sociali. Al pari del marito, Zelda aveva una personalità creativa che non riuscì mai a esprimere del tutto, motivo per cui sfociò nella nevrosi. Inglobando il suo nome nel mio mi sono ripromessa di riabilitarla attraverso il mio lavoro di artista. Ma non solo: in un certo senso, in questo nome d’arte ho racchiuso la mia pretesa di essere al tempo stesso sia il poeta che la musa.
Per chi volesse saperne di più sul personaggio di Zelda Fitzgerald mi permetto di segnalare un mio breve saggio al seguente link: http://zeldasroom.wordpress.com/tag/zelda-fitzger...

Come è nata l'idea di ambientare la tua storia fantastica a Volterra? Hai un legame con questa città?
"Chi ha letto l’auto-intervista che ho pubblicato sul mio blog A room with a review sa già che i luoghi per me sono molto importanti. In quanto esponente di quella generazione 'global' che agli indubbi vantaggi conseguiti all’abbattimento delle frontiere si è trovata ad affiancare l’inevitabile conseguenza del ritrovarsi priva di radici, ho trascorso la mia giovinezza vagando da un luogo all’altro alla ricerca di qualcosa a cui potessi appartenere. E, giacché sono donna, e di indole romantica, nell’accezione 'Sturm und Drang' con cui il termine romantico si è originato, di solito trovavo quel qualcosa nella figura di un uomo. Ecco perché ogni luogo del mio passato racconta per me una diversa storia d’amore e, come nel caso di ogni storia d’amore, il ricordo che ne resta appartiene equamente a due persone".

In questo essere una romantica donna 'globale' come si inserisce Volterra?
"Volterra è un caso a parte, poiché non c’è mai stato nessun uomo. Non c’era neppure una donna, un bambino o un animale: solamente una chitarra. Perché la città mi avesse tanto incuriosito è argomento su cui torno anche nel libro. In breve: avevo appena letto la saga di Twilight ed ero combattuta tra emozioni contrastanti. Da un lato la storia non mi aveva entusiasmato, dall’altro mi ponevo nei confronti dell’autrice la stessa domanda che è sorta spontanea anche in voi: perché proprio Volterra? Di più: perché i vampiri a Volterra? Sono sempre stata affascinata dall’occulto e da tutto ciò che concerne le energie spirituali, e ho pensato che la Meyer dovesse avere percepito qualche forma di energia tra le mura medievali, se si era sentita in dovere di assurgerle a cornice ideale per la sua congregazione di vampiri. Così scelsi di appurarlo di persona".


Quindi l'hai visitata?

"Più di una volta, ma è stato il mio primo incontro a rappresentare l’esperienza più significativa. Nelle compagnie di amici da me frequentate sono sempre stata una specie di mosca bianca: nessuno aveva i miei stessi interessi, spesso nessuno capiva neppure i miei discorsi. Per amore della compagnia finivo sempre con l’assecondare la maggioranza e andare in quella discoteca che odiavo o frequentare quel bar che non sopportavo, eccetera. Da tempo ero stanca di sottostare ai desideri altrui, così, dopo aver proposto un weekend a Volterra soltanto per ricevere l’ennesima proposta alternativa di rimando, decisi di partire sola. Trascorsi nella vostra città i tre giorni più ventosi e suggestivi di tutta la mia vita. Il fatto di trovarmi sola mi dette l’occasione di interagire con personaggi locali che altrimenti non avrei mai avvicinato e di provare l’esperienza di camminare sulle mura durante la notte in compagnia della mia ombra. Sono certa che capite cosa intendo. Fu nel periodo più solitario della mia esistenza che scoprii veramente chi sono. In certo senso, Volterra racconta la storia del mio amore con me stessa".


Hai visitato anche l'ex manicomio?
"Naturalmente, ma non so se posso dirlo, poiché l’ho fatto sempre 'a mio rischio e pericolo', come sta scritto sui cartelli a opera dell’ASL".

Nella tua auto-intervista (che tra l'altro trovo geniale!) dici che il San Girolamo è il vero protagonista, perché?
"Ahahah, grazie!
Ho iniziato a lavorare al progetto che sarebbe poi sfociato ne I Dissidenti più di sette anni fa. Allora non era che una storia d’amore, con quattro personaggi in croce: i due amanti, il fratellino della donna e l’amico camionista. Quando ho scoperto il San Girolamo, insomma, avevo i personaggi principali ma non una vera idea su come farli interagire all’interno di una storia. Esattamente come accade al mio Syd Duncan nel romanzo, è stato il Poggio alle Croci a suggerirmi il grandioso progetto che avrei potuto ricamarvi attorno. A questo proposito, mi piace ricordare come la mia idea di inserire una comunità agricola ed edile tra le rovine del vecchio manicomio sia stata precedente alla scoperta di come il Dott. Luigi Scabia avesse effettivamente organizzato il San Girolamo. La mia idea di comunità autogestita si inseriva così perfettamente nel contesto del vecchio frenocomio che tuttora mi stupisco di come tutti gli elementi siano andati armonizzandosi tra loro quasi per magia. D’altronde, mentre scrivevo questo libro mi sentivo come animata da un dovere morale, come se questa storia dovesse e volesse essere scritta. Ci sono stati alcuni dialoghi tra i personaggi nella 'casa' che si sono letteralmente scritti da soli, e non mi è difficile intuire il perché. I pazienti del San Girolamo non hanno mai avuto l’occasione di narrare la propria storia da soli, dal momento che i loro pensieri venivano repressi e le loro lettere ai parenti non sono mai state spedite, e forse qualcosa di ciò che sono stati ha trovato in me e nella mia sensibilità il canale ideale alla propria tardiva espressione".

Il libro è in vendita solo online o lo troveremo anche a Volterra?
"Al momento il romanzo è reperibile unicamente sulle vetrine digitali, ma ci sono molte opzioni diverse riguardo all’acquisto e alla modalità di lettura. Per chi possiede un E-reader è possibile scegliere tra Kobo Store e Amazon Kindle Store (quest’ultimo offre anche la possibilità di scaricare gratuitamente un’applicazione per la lettura sul proprio computer, tablet e smartphone), Google Play per i dispositivi Android o iTunes per quelli di Apple... oltre a moltissime altre librerie virtuali.
Tengo a ricordare che I Dissidenti è un libro totalmente auto-prodotto: ciò significa che non ne ho solo scritto la storia, ma l’ho anche riletto, corretto, tagliato, impaginato, confezionato e infine pubblicizzato. In altre parole, oltre ai compiti di stretta competenza di un autore, mi sono accollata anche quelli di editor, editore, grafico ed esperto di marketing (fortunatamente in questi ultimi due campi ho potuto avvalermi del consiglio di alcuni esperti). Si è trattato, e si tratta tuttora, di un’operazione colossale in termini di tempo ed energie, e purtroppo non del tutto trascurabile anche sotto il profilo monetario".

Una scelta, questa, dettata anche dalle condizioni attuali del mondo dell'editoria?
"In effetti, oggigiorno l’editoria per così dire tradizionale non è più garanzia di diffusione ottimale per le opere di un autore ancora poco conosciuto. Il ritornello costante nelle lettere che ricevevo anni fa dalle piccole o medie case editrici era: 'oggi tutti scrivono, ma nessuno legge più'. La situazione non è forse così drammatica, però è vero che l’avvento di internet ha dato a moltissimi aspiranti artisti la possibilità di esprimersi e di ricevere dei feedback immediati e, laddove un tempo si teneva il 'romanzo nel cassetto' oggi c’è un computer stracarico di dati. Le stesse case editrici, annegate di richieste che non riescono a smaltire, spesso si affidano alle classifiche di Amazon per scegliere il prossimo romanzo da acquistare e pubblicare, in base al gradimento dei lettori.
Ecco perché, se siete interessati a vedere I Dissidenti nelle librerie della vostra bella città, è necessario che vi adoperiate a influire su quella classifica, acquistando il mio libro in formato digitale e 'passando parola' a tutti i vostri amici, parenti e conoscenti".

A Sara per il 2015 l'augurio che il suo romanzo possa arrivare presto in tutte le librerie, anche di Volterra.

Alessandra Siotto
© Riproduzione riservata

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