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sabato 27 maggio 2017

Spettacoli sabato 31 dicembre 2016 ore 06:30

Il mito di Pan rivive sul Colle

Lo spettacolo di Alma Daddario e interpretato da Simone Migliorini si svolto con successo al Teatro Persio Flacco

VOLTERRA — Siamo stati testimoni di un evento storico, la città di Volterra – “città di vento e di macigno”, diceva d'Annunzio e mai come in queste sere definizione fu più azzeccata – ha salutato con affetto uno dei suoi più formidabili artisti. Stiamo parlando di Simone Migliorini, direttore del Festival internazionale del Teatro Romano e da almeno da venticinque anni animatore della cultura e del teatro di questo splendido agglomerato urbano che, lo ha detto anche Marco Buselli, il giovane sindaco, ha origini molto più antiche di quelle, già straordinarie, etrusche e poi romane. “Basta guardarsi intorno – ha detto Buselli – lasciarsi portare dalle voci del paesaggio, del tufo e dell'alabastro”. 

È vero Volterra conserva un'anima antica, che ci costringe lo sguardo, ma ha anche una sua tensione alla modernità. Ce lo dimostra appunto questo spettacolo, “PAN...crazio” di Alma Daddario, che ridà vita al mito di Pan, ma lo fa a partire dalla più moderna tecnologia. C'è l'affollata platea e tutti i palchetti del teatro Persio Flacco che mostrano proprio questo, sulla testa degli spettatori fanno il loro gioco le cuffie wireless fornite da una ditta specializzata, la SilentSystem, che in Italia non ha ancora trovato spazio e che – a quanto ci dicono – debutta proprio stasera.
Non poteva esserci miglior debutto, la voce di Migliorini si modula su tanti registri e viene direttamente dalle grandi esperienze declamatorie dei più grandi attori del Novecento, in testa a tutti, almeno in questo caso, il nome di Giorgio Albertazzi, che con il performer volterrano ebbe una lunga frequentazione e che lui chiama giustamente maestro.

La storia di questo nuovo Pan è simile a tante altre, e allo stesso tempo diversa, la Daddario è maestra in una scrittura che possa essere letta e declamata, il suo non è soltanto un testo teatrale, è un vero e proprio poema, molto contemporaneo, anche per la sua tematica, legata all'incertezza dell'esistere, alla difficoltà ad accettare la propria condizione – anche quella fisica –, la tendenza a preferire l'illusione, reale o immaginaria che essa sia. Pan insomma è un personaggio di oggi, ma nella bella regia di Migliorini diventa anche un abitatore dei nostri sogni.

Le luci molto belle, delicate e mai troppo invasive, dovute a Paolo Morelli, la musica di David Dainelli, eseguita dal vivo dallo stesso Dainelli, al pianoforte e al sintetizzatore e da Angela Zapolla al violino e il contributo corporeo, di rara intensità, dovuto alla splendida, materica, ma a volte anche eterea, fisicità di Carlotta Bruni, che ha offerto con le sue figurazioni una nuova dimensione al testo della Daddario. 

Per questo parlavamo all'inizio di uno spettacolo storico: perché da una parte, si lega ad una tradizione di grandi performance declamatorie, in cui dovremmo citare appunto Albertazzi, Gassman e naturalmente Carmelo Bene, dall'altro siamo davanti a qualcosa di nuovo, di straordinariamente interessante, dove forse è il collettivo a contare, messo a disposizione della parola, che non viene semplicemente detta, pronunciata, recitata, ma entra invece a far parte – da protagonista certo – di qualcosa di estremamente più complesso, di cui non ci è capitato spesso (ma potremmo anche scrivere mai) di avere altre testimonianze.

La nostra cronaca dello spettacolo non sarebbe completa senza la citazione dei costumi, dovuti a Capricci di Carnevale di Livorno, ma anche dell'intervento scenografico dovuto alla pittrice pratese Daniela Billi, che ha colorato la scena con due sue bellissime opere, che alludevano ai temi mitologici. 

Proprio a Daniela Billi era del resto dedicata una intensa mostra di opere allestita nel foyer, che mostravano un altro modo di attraversare il mito. La Billi ha infatti dedicato ad alcune figure intere cicli di quadri, non ultimo quello, abbastanza singolare, dedicato a Gesù, che Daniela Billi vede come una necessità del cuore e dello sguardo. Avverte il vuoto che l'uomo sta attraversando e cerca di trovare degli elementi che possano offrire soluzioni alternative. 

Proprio questo si è detto in una tavola rotonda pomeridiana, dedicata allo spettacolo, nella quale – insieme alla Daddario e a Migliorini – hanno parlato o testimoniato vari studiosi, di psicologia, di musicologia, di antropologia del mondo antico. Come dire che il tema in discussione era tutt'altro che scontato, ma poteva coinvolgere l'interesse del pubblico di oggi, presente in numero davvero consistente in tutto l'arco della giornata.
Presente tra l'altro con tutte le età, dai giovanissimi agli adulti, fino agli anziani, uniti dall'entusiasmo di aver assistito ad uno spettacolo importante, tutt'altro che banale.

Grazie a Volterra, al suo vento e al suo macigno. Grazie alla scrittrice e giornalista romana Alma Daddario. Siamo certi che il suo lavoro porterà importanti novità dentro un panorama teatrale un po' asfittico. Consiglieremmo di leggere il bellissimo libretto di sala (edito da Migliorini Gian Piero editore), dove si può trovare il testo originale, insieme a tanti altri contributi. Dobbiamo però avvertire che ci si troverà di fronte a tutta un'altra storia, la serata del 29 dicembre a Volterra non è riproducibile, né facilmente raccontabile. Bene per chi ha potuto viverla e applaudirla.

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