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mercoledì 23 maggio 2018

Sport venerdì 08 dicembre 2017 ore 17:00

Quattro chiacchiere con il meccanico di Moto Gp

Filippo Brunetti
Filippo Brunetti
Foto di: tratte da Facebook

E' Filippo Brunetti. Lavora nel motomondiale dal 2011, nei box Ducati prima, in Honda ora. A conti fatti è uno dei migliori 50 meccanici del mondo



POMARANCE — Nel mondiale di MotoGp ci sono circa 25 piloti che sono considerati i migliori del mondo. Ogni squadra ha quattro meccanici, quindi si può dire che Filippo Brunetti è tra i 50 migliori meccanici del mondo

Brunetti, 40 anni, è nativo di San Dalmazio, nel Comune di Pomarance. Diciotto mesi fa Brunetti ci ha raccontato diverse cose sulla MotoGp e sul suo lavoro. Ora che è finita la stagione 2017 abbiamo contattato il meccanico per conoscere altri aspetti di questo lavoro così particolare e difficile.

Fino a quest'anno Brunetti è stato meccanico di Jack Miller, nel 2018 sarà meccanico di Takaaki Nakagami, che arriva dalla Moto 2 e correrà con la Honda di Lucio Cecchinello.

Brunetti è appassionato di moto e ha fatto cross. E' arrivato nel motomondiale nel 2011 e prima di Miller ha lavorato con grandissimi piloti come il suo amico Casey Stoner, Marc Marquez, Shin'ya Nakano e Andrea Dovizioso.

Iniziamo la chiacchierata con Brunetti partendo da Nicky Hayden, campione del mondo 2006 recentemente scomparso dopo un incidente avvenuto in Romagna, mentre si allenava in bici: "L'ho conosciuto quando era compagno di Stoner, l'anno scorso ha fatto anche una gara con noi per sostituire Miller".

Il meccanico di Pomarance ha confermato quanto di buono si è sempre sentito dire sul pilota americano: "Ci mancherà, ricordo che Nicky era super pignolo, anche per molte cavolate. Per esempio non gli piaceva come un suo meccanico lo spingeva quando usciva dal box. Per il resto era una persona sempre sorridente e simpatica". 

Il campione di oggi è Marquez, quello prima di lui, in Honda era Stoner. Alla domanda se Stoner tornerà mai a correre Brunetti ha le idee chiarissime: "Sarebbe ancora velocissimo e i test l'hanno dimostrato. Tuttavia sapevo fin da subito (si è ritirato alla fine del 2012, a 27 anni, ndr) che non avrebbe più corso. Casey era stufo da molto tempo di tutto il Circus. La morte di Simoncelli e la nascita della prima bimba sono stati altri due motivi che gli hanno fatto prendere la decisione di smettere".

Riguardo ai talenti italiani che stanno crescendo in Moto 3: "Al momento non vedo un vero e proprio dominio da parte degli italiani in Moto 3. Nessuno sembra particolarmente un campione". 

Un campione del mondo lo è invece Franco Morbidelli, vincitore del mondiale di Moto 2: "Si dovrà adattare alla Moto Gp e gli ci vorrà tempo, ma credo possa fare molto bene". 

"Dovi? Oramai è un campione confermato, così come Valentino Rossi, anche se i giovani incalzano". 

Nell'intervista fatta l'anno scorso Brunetti ha spiegato che anche la vita del meccanico, così come quella del pilota, va avanti a contratti biennali. Gli abbiamo chiesto se lui, quarantenne, si può considerare ancora giovane per questo lavoro: "Il meccanico nel motomondiale può essere fatto fino a quando uno ha voglia, passione e soprattutto spirito di sacrificio. Per ora resisto".

Una vita fatta di check-in, aeroporti e lunghi voli, girando i continenti: a gennaio Asia per i test, ad aprile Sudamerica e Stati Uniti, da maggio a settembre la stagione europea e poi di nuovo l'oriente, per il finale di stagione."Quando arriviamo a fine stagione siamo distrutti. Capita a chiunque lavori nel paddock. Ci sono sempre più gare e test. Non è facile mantenere la concentrazione tutto l'anno". 

E dal lato economico, com'è la situazione per i meccanici? "I guadagni non sono poi così male. Anche se dipende molto dalla figura professionale che uno svolge".

"Chi vedo nei prossimi 5 anni come possibile rivale di Marquez tra Vinales e Zarco? Sono entrambi piloti giovani e con molti anni davanti. Spero comunque che sia sempre un bel campionato combattuto fino all'ultima gara". 

Scendendo a un livello più tecnico, cosa ne pensa Brunetti del monogomma (in Moto Gp tutti hanno le gomme Michelin, ndr)? "E' una scelta giusta, che livella le prestazioni. Quest'anno c'è stato molto spettacolo e parecchia lotta fino all'ultima gara a Valencia. L'elettronica? Nella Moto Gp, essendo la classe regina, c'è molta elettronica ed evoluzione tecnica. A ogni gran premio arrivano degli aggiornamenti e delle cose nuove che noi dobbiamo montare sulle moto".

Abbiamo cercato di capire meglio cosa fa un meccanico: "Durante i turni di prove i meccanici devono essere molto affiatati e capirsi al volo. Dobbiamo essere super veloci e nella massima sicurezza. Il pilota ha la sua vita nelle nostre mani. Deve esserci un ottimo feeling tra noi e i piloti anche se quest'ultimi dialogano principalmente con l'ingegnere di pista. Noi eseguiamo i lavori". 

Riguardo alla comunicazione nei box "usiamo delle cuffie - ha spiegato -  il rumore dei motori è molto forte e non riusciremmo a capire nulla". 

Da fuori si sente dire che Dovizioso sia una sorta di ingegnere, che Lorenzo sia molto pignolo ed esigente coi box. Abbiamo chiesto a Brunetti quali sono le caratteristiche ideali che un pilota deve avere per un meccanico: "Per un pilota ogni minimo dettaglio può fare la differenza, per questo molti sono scrupolosi".

"Dovessi indicare delle caratteristiche direi che il pilota deve essere freddo, lucido e con resistenza fisica. Certo, anche una bella dose di fortuna non guasta. Ci vuole ovviamente anche una moto all'altezza". 

E a livello di amicizia? Piloti e meccanici possono essere amici? "Chiaramente - ha concluso Brunetti - si esce insieme nel tempo libero. O si va addirittura in vacanza perché coi piloti si instaura quasi sempre un bellissimo rapporto. Io per esempio ho fatto molte vacanze con i miei piloti. Con Dovizioso e Miller siamo stati al mare e in montagna, con Stoner sul Lago di Garda e ad allenarci insieme".

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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