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Attualità giovedì 25 agosto 2016 ore 17:47

Anpi contro Albertazzi e il Comune

Il sindaco Buselli aveva omaggiato il regista con la cittadinanza onoraria. I partigiani: "Ci dissociamo, la sua compagnia fucilò otto persone"



VOLTERRA — "L’Anpi esprime il suo disappunto e si dissocia in maniera netta dalla concessione della cittadinanza onoraria all’attore Giorgio Albertazzi da parte del Comune di Volterra. Abbiamo atteso fino ad ora proprio per non creare polemiche al momento della proposta ma dobbiamo intervenire adesso per chiarire il motivo di questa nostra posizione che non riguarda i meriti artistici dell’attore ma la sua vicenda personale". Con queste parole l'Associazione nazionale partigiani italiani ha espresso il proprio punto di vista sul riconoscimento ad Albertazzi.

L'associazione dei partigiani ha poi chiarito le ragioni: "Nella sua qualità di sottotenente nella terza compagnia del LXIII, 63esimo Battaglione della "Legione Tagliamento" GNR M (Mussolini) della RSI, Albertazzi è stato uno degli artefici, assieme al collega sottotenente Prezioso ed al Comandante Giorgio Pucci, della terribile repressione a seguito dei rastrellamenti sul Monte Grappa dal 20 al 27 Settembre 1944, nell’ambito dell’"operazione Piave" da parte dei nazifascisti. Il ritrovamento di una busta con documenti denominata "Tagliamento" smentisce le sue affermazioni di non coinvolgimento: i deportati mai ritornati sono stati 300 o 400, i fucilati o impiccati 170. La sua compagnia, di cui era un ufficiale al comando, ne fucilò 8, tra cui 3 prigionieri inglesi, mentre 31 partigiani furono impiccati ai lecci dei viali di Bassano del Grappa, come ricorda la allora giovanissima Tina Anselmi, staffetta partigiana".

"Albertazzi - hanno proseguito da Anpi Volterra - non ha mai fatto ammenda di questo e, condannato dal tribunale, è uscito dal carcere dopo due anni, a seguito della cosiddetta amnistia Togliatti non pentito, né allora, né mai più in seguito. Dichiarava di non essere stato un fucilatore, di "non aver mai visto i partigiani , se non quando scappavano". Avrebbe fatto meglio a raccontare la verità nuda e cruda, senza scrivere libri come “La nave dei liberti” (Cappelli Editore) in cui esaltava ancora, nel 1952, la buona morte (che lui peraltro ha sempre accuratamente evitato, come il suo degno camerata Giorgio Almirante), l’onore di fucilare o impiccare partigiani prigionieri e di servire i potenti padroni nazisti (.… battaglioni del Duce siamo noi....). A 86 anni, nel 2008, Karl Franz Tausch, l'ex sottufficiale della Wehrmacht noto come il "boia di Bassano", anche lui artefice dell’orribile strage che seguì all’altrettanto feroce rastrellamento nazifascista sul monte Grappa, si è suicidato. Forse, anche se dopo tanti anni, non ha retto al rimorso".

"Il nostro giudizio - hanno concluso i partigiani - è quello del gappista Giovanni Pesce: 'Si dovrebbe vergognare e almeno sentire il dovere di tacere. Egregio signor Albertazzi i partigiani non scappavano, combattevano, morivano con le armi in pugno e non cedevano nemmeno davanti ai plotoni di esecuzione comandati dai ragazzi di Salò, quelli come lei'".



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