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sabato 23 luglio 2016

Attualità lunedì 18 gennaio 2016 ore 18:15

Il garante regionale dei detenuti visita il Rems

Franco Corleone: "Impressione positiva, anche se l’impatto è da struttura chiusa. Meglio non crearne qui una nuova da 40 pazienti".

VOLTERRA — Il garante regionale dei detenuti, Franco Corleone ha visitato  la Rems di Volterra. La struttura, denominata Morel 3, è diventata la residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria e raccoglie in parte l’eredità dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.

Il Morel 3 è una struttura residenziale intermedia parzialmente protetta dedicata a trattamenti terapeutici riabilitativi.

Quando siamo arrivati alla palazzina – racconta Corleone – gli operai erano al lavoro per il completamento della verniciatura delle inferriate: due file di sbarre alte cinque metri, un impatto da struttura chiusa, simile alle carceri, con le sbarre anche alle finestre e un servizio di sorveglianza affidato ad una società privata, che ha possibilità di controllo anche su quanto accade all’interno, attraverso l’utilizzo di videocamere”.

L’impressione complessiva, spiega il garante, è però positiva: “Al pianterreno ci sono attualmente dieci ospiti, la struttura sanitaria che se ne occupa è molto nutrita: 8 tra psichiatri, psicologi, infermieri, Oss, educatori, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione. Gli ospiti provengono per sei unità dall’Opg di Montelupo, due dai servizi psichiatrici di diagnosi e cura di Pisa, uno, toscano, da Bologna e uno da una comunità. Le camere sono sette, possono dunque arrivare ad accogliere fino quattordici ospiti. Il primo piano è dedicato alla parte trattamentale, agli spazi in comune e alle stanze dei medici. Al secondo piano, stanno predisponendo le stanze per accogliere altri quattordici ospiti, da scegliere tra quelli che sono rimasti ancora a Montelupo. Il lavoro dovrà essere ultimato entro la fine di febbraio. Mi hanno parlato dell’obiettivo di accogliere nella struttura fino a 34 persone, ma ritengo che non si debba arrivare a quel numero”.

Corleone ha parlato anche con alcuni tra i dieci pazienti già accolti nella struttura: “Siamo in una fase iniziale, di adattamento, si trovano bene dal punto di vista del clima umano, li colpisce l’aspetto da struttura ospedaliera. Ci sono ancora pochi spazi per la socialità – tv, refettorio ci sono già, ma il giardinetto è da ripulire, altri spazi sono da allestire. I progetti però ci sono – prosegue Corleone, che ha parlato con il direttore Alberto Sbrana –, il programma è abbastanza ricco: dal cineforum alla lettura di giornali e libri, fino all’uscita dalla struttura per lo svolgimento di lavori sociali. Il regolamento è quello delle comunità terapeutiche, sono possibili due colloqui settimanali con i pazienti, c’è uno spazio per i fumatori. Rispetto all’Opg di Montelupo, qui ci troviamo di fronte ad una struttura tra la comunità e la struttura sanitaria, le porte – porte normali – sono aperte sempre. I pasti si consumano ad ore civili, i pazienti si riuniscono ogni giorno per decidere il menu”.

Le perplessità del garante, che era già stato a Volterra quando c’erano ancora strutture intermedie, sono rivolte soprattutto agli scenari futuri: “Sul presente l’impressione è positiva, anche se il giudizio finale si dovrà dare a marzo: c’è attenzione, cura per le persone, la struttura è molto pulita, asettica, certo non c’è l’orrore di Montelupo. Quando ci saranno ventiquattro pazienti, i medici saranno otto, un numero sufficiente per svolgere un lavoro serio e approfondito sulle patologie, sarà possibile lavorare per il superamento delle condizioni detentive. Con la Regione si dovrà però discutere del fatto che questa, nelle intenzioni, dovrebbe essere una soluzione provvisoria, mentre un’altra struttura, già individuata nell’edificio Livi, dovrebbe essere abbattuta e ricostruita per ospitare fino a quaranta pazienti. Bisogna ragionarci sopra: il rischio che vedo è quello è quello di una sovrapposizione per la quale, alla fine, resteranno in piedi l’una e l’altra, nuova e vecchia struttura e a Volterra si troverebbe una concentrazione spropositata di pazienti. Oltre allo spreco di denaro nel caso in cui invece la struttura attuale, Morel 3, con tutti gli interventi che sono stati effettuati in questi mesi, fosse poi dismessa". 

"E poi c’è la questione dei tempi – prosegue Corleone –. Montelupo non può restare aperto. Va chiuso, il processo è stato avviato, ma deve concludersi rapidamente, pena il commissariamento della Regione. Servono più posti e in tempi brevi, meglio allora pensare ad individuare una struttura analoga a quella di Volterra, ma in altro territorio, perfino in un’altra delle tre Asl in cui sarà suddivisa la Toscana: meglio diverse Asl di riferimento, meglio che tutto il territorio toscano, Firenze compresa, venga coinvolto. Tanto più che il limite per le Rems dovrebbe essere di venti”.

 Il garante dei detenuti continuerà a seguire le questioni collegate alle Rems: "Ci occuperemo degli aspetti legati alla contenzione, che riguarda direttamente l’attività del garante, affinché vengano rispettati i diritti fondamentali sanciti dalla costituzione a salvaguardia della dignità della persona”.

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