Interviste

Cecchini, "All'Officina del Cuore 3000 pazienti senza pagare”

Da Pisa un modello di sanità solidale: visite gratis, formazione e defibrillatori. Cecchini spiega il progetto, "Non lasciamo indietro nessuno"

Un progetto che cresce e un’idea semplice: la salute non può essere un privilegio. Al centro c’è il lavoro del cardiologo pisano Maurizio Cecchini, da anni impegnato nella prevenzione e nella diffusione dei defibrillatori. Cecchini è stato per decenni un punto di riferimento nella cardiologia d’emergenza. Dopo il pensionamento ha scelto di continuare, investendo risorse proprie per creare un ambulatorio gratuito. Pisa, anche grazie al suo lavoro, è oggi tra le città più cardioprotette d’Italia, con centinaia di dispositivi installati e migliaia di persone formate. Accanto alla prevenzione, c’è l’attività clinica: oltre cento visite al mese per chi non può permettersi cure o resta bloccato dalle liste d’attesa. Un sistema discreto, basato sulla collaborazione con i medici di famiglia. E numeri che continuano a crescere. Lo abbiamo intervistato per Qui News Pisa. Nei giorni scorsi inoltre a Calcinaia, al ristorante Il Cavatappi, la serata “Cena con il cuore” ha sostenuto l’attività della onlus Officina del Cuore.

La cena solidale a Calcinaia: che risposta avete avuto?
“È stata una serata bella, semplice ma significativa. È il segno che attorno a questo progetto si crea una comunità. Abbiamo festeggiato più di due anni di attività dell’Officina del Cuore e vedere così tanta partecipazione dà forza per andare avanti”.

Che cos’è, in concreto, l’Officina del Cuore?
“È un ambulatorio cardiologico diverso da quelli tradizionali. Non c’è una tariffa, non c’è un ticket. Le persone che arrivano qui, se sono in difficoltà, non pagano nulla. È un luogo dove la medicina torna a essere anche relazione, ascolto, attenzione”.

Come funziona l’accesso?
“Non volevo creare imbarazzo a nessuno. Per questo ho dato una sorta di parola chiave ai medici di famiglia. Sono loro che conoscono davvero le situazioni. Quando mi chiamano con quel "messaggio in codice", io capisco subito e non faccio domande. Si entra, si visita e basta”.

Quante persone seguite oggi?
“Abbiamo superato i 2.400 pazienti già da ottobre. Adesso siamo più o meno intorno ai 3.000. Consideri che vedo oltre 100 persone al mese. Sono numeri importanti, ma dietro ogni numero c’è una storia, spesso complicata”.

Un impegno che pesa anche fisicamente.
“Molto. Ho 70 anni e vengo da 45 anni di emergenza. Non è leggero, soprattutto quando sei da solo. Però sentivo che era giusto farlo. Dopo una vita passata in ospedale, non potevo fermarmi così”.

Ha investito anche risorse personali.
“Sì. Quando sono andato in pensione ho usato la buona uscita per comprare un ecografo, anche pediatrico. Parliamo di 25.000 euro. Qualcuno va in vacanza, io ho fatto questa scelta. Non me ne sono mai pentito”.

Il progetto cresce rapidamente. Se lo aspettava?
“No, e le dico la verità: cresce anche troppo. Il problema è che la parola ‘gratis’ spaventa. Non solo le persone, ma anche alcuni colleghi. E invece dovrebbe essere normale, almeno in certi contesti”.

Il suo lavoro però non si ferma all’ambulatorio.
“No. C’è tutta la parte della prevenzione. Abbiamo installato centinaia di defibrillatori, fatto più di 800 corsi e formato circa 40.000 persone gratuitamente. Siamo andati anche all’estero, in Senegal. Questo è fondamentale”.

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I risultati si vedono davvero?
“Eccome. Senza defibrillatori, quando uno ha un arresto cardiaco per strada, la sopravvivenza è quasi zero. Nei posti dove c’è formazione si arriva al 40-50%. A Pisa siamo all’84%. È un dato enorme”.

Come si spiega un numero così alto?
“Perché c’è una cultura diffusa. Se qualcuno sta male e vicino c’è un defibrillatore e una persona che sa usarlo, quella vita ha una possibilità concreta. Non è fortuna, è preparazione”.

Dopo tutto questo, cosa la spinge ancora?
“È difficile da spiegare. La medicina è qualcosa che ti resta dentro. Quando vedi una persona che si riprende, che torna a casa, che continua a vivere, capisci che ne vale la pena. È una fatica che ripaga”.

Ha allargato il progetto anche ad altri ambiti.
“Sì. Nella sede abbiamo degli spazi che la sera usiamo per i corsi. Mi sono chiesto: perché di giorno devono restare vuoti? Così abbiamo coinvolto cinque professori in pensione che fanno ripetizioni gratuite ai ragazzi in difficoltà. Anche questo è prendersi cura”.

Se dovesse lasciare un messaggio?
“Che ognuno può fare qualcosa. Non servono gesti enormi. A volte bastano pochi minuti, un po’ di tempo, un po’ di attenzione. E si può cambiare la vita di qualcuno”.