Ha un sapore un po' più amaro il miele in questo periodo. Ai problemi canonici del settore, come l’andamento stagionale, particolarmente condizionato dai cambiamenti climatici si sommano nuove criticità. In primis il caro carburante che penalizza non poco gli apicoltori nei necessari trasferimenti degli alveari. Lo sa bene Alberto Fatticcioni, titolare del Podere Nonno Berto a Pomarance, giovane agricoltore e apicoltore che sta subendo in prima persona gli effetti di quanto sta accadendo.
"Il carburante - ha detto - è uno degli elementi che rappresentano una spesa aggiuntiva rispetto alla dinamica classica del nostro lavoro ma credo che mai come in questo momento sia a rischio la sostenibilità economica". Da non sottovalutare poi la piaga della concorrenza sleale più volte denunciata dai produttori, compreso Fatticcioni. “Arriva una grande quantità di miele proveniente dall’estero veduto sottocosto, anche sotto i 2 euro al chilo all’ingrosso, ma nel 60-70% dei casi considerato di bassa qualità. Si tratta di prodotti confezionati da aziende del settore alimentare che non sono apicoltori e si limitano a fare da "invasettatori" a livello industriale. Una concorrenza sleale pazzesca”.
Come se non bastasse, i dati relativi a questa prima parte dell’anno registrano un rallentamento delle vendite di miele, con ogni probabilità dovuto al minore potere d’acquisto delle famiglie che si trovano sempre più spesso costrette ad operare delle scelte su cosa mettere nel proprio carrello. E il miele finisce per essere sacrificato rispetto ad altri prodotti che invece, ritenuti indispensabili, rientrano all’interno del paniere alimentare. “Noi apicoltori - ha sottolineato - vorremmo ci venisse riconosciuto il servizio ecosistemico legato all’impollinazione, auspichiamo una Pac che guardi anche al mondo delle api, perché il nostro lavoro porta solo benefici. Inoltre utilizzando mezzi come autocarri, non possiamo fruire del gasolio agricolo, credo però che avremmo diritto al credito d’imposta, almeno per i mesi di Marzo e Aprile”.
A favore delle esigenze del settore la presidente Cia Etruria Cinzia Pagni, che ha sottolineato come sia "inaccettabile assistere ad una simile situazione. Quello dell’apicoltura è un settore importantissimo, non solo per ciò che produce ma anche perché necessario a garantire l’equilibrio dell’intero ecosistema e della vita umana, contribuendo all’impollinazione di circa il 75% delle colture alimentari”.