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Comuni montani, ufficiale la nuova classificazione

Pubblicato nella Gazzetta ufficiale il decreto che riduce i comuni da 149 a 113. Cenni: "Un prezzo altissimo per la nostra regione"

Si complica notevolmente la battaglia dei sindaci dei comuni montani, compresi quelli dell'Alta Valdicecina. Nei giorni scorsi, infatti, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto del presidente del Consiglio che rende effettiva la nuova classificazione dei comuni montani, che scendono così da 149 a 113, con 36 realtà che dal 22 Luglio prossimo perderanno integralmente lo status.

Un duro colpo, che però la presidente di Anci Toscana e sindaca di Poggibonsi, Susanna Cenni, non ritiene essere definitivo. "La pubblicazione del regolamento non deve chiudere la partita - ha commentato - lo abbiamo detto con forza fin dal primo giorno: una classificazione fondata quasi esclusivamente su altitudine e pendenza non fotografa la montagna reale. Fuori dall'elenco restano Comuni che convivono ogni giorno con l'isolamento, la fragilità demografica, la distanza dai servizi essenziali, come quelli dell'Alta Valdicecina o in Maremma. Dire a queste comunità che non sono più montane non cambia la loro geografia: cambia solo le risorse su cui possono contare".

"Grazie alla mobilitazione dei sindaci, della Regione e delle Anci regionali i criteri approvati sono meno severi della prima proposta di Dicembre, che avrebbe cancellato oltre la metà dei nostri comuni montani. Ma non possiamo accontentarci del meno peggio - ha aggiunto - 36 esclusioni restano un prezzo altissimo per una regione appenninica come la nostra. Chi esce dalla classificazione rischia di perdere molto più dei fondi: penso prima di tutto alle scuole di montagna e alle deroghe sul numero minimo di alunni per la formazione delle classi sono ciò che oggi consente di tenere aperti plessi e pluriclassi. Ma il ragionamento vale per tutta la rete dei servizi e delle tutele agganciate alla montanità: i punteggi e gli incentivi per i docenti e per il personale nelle sedi disagiate, il sostegno alle farmacie rurali e ai presidi sanitari territoriali, le agevolazioni per imprese e professionisti, i regimi di favore nell'accesso a bandi regionali, nazionali ed europei. Per questo chiediamo che nessun servizio essenziale venga meno nei territori declassati".

"Di fronte alla sfida di valorizzare la montagna come risorsa per l'intero Paese, la legge risponde riducendo i comuni classificati, senza aumentare le risorse e senza introdurre alcun nuovo strumento di programmazione - ha concluso Cenni - eppure, dai nostri crinali arrivano l'acqua che alimenta città e agricoltura, la regolazione idrogeologica che protegge le aree di valle, l'assorbimento di carbonio, la biodiversità: servizi che hanno un valore misurabile, che i sistemi di contabilità ambientale oggi consentono di riconoscere, e che restano invece marginali nell'impianto della legge. La montagna non è un costo da compensare: è un valore aggiunto per la pianura e per le metropoli".