“Nella riforma sui comuni montani devono contare le persone, i servizi e le fragilità dei territori: i criteri di classificazione non possono basarsi esclusivamente su quota e pendenza". Così Matteo Trapani, consigliere regionale Pd, commenta la mozione approvata in Consiglio regionale in merito al Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) sui criteri per la classificazione.
"Chiediamo all’esecutivo nazionale - ha aggiunto - di rivedere l’impostazione del provvedimento del Governo Meloni. L’obiettivo è evitare che criteri ‘secchi’, fondati solo su altitudine e pendenza, producano esclusioni ingiuste e penalizzino l’Appennino e la Toscana diffusa, con ricadute concrete sui servizi essenziali e sulle possibilità di investimento nei territori più fragili. Sul territorio pisano l’impatto rischia di essere immediato e pesante: fino a sette comuni della provincia di Pisa potrebbero perdere il riconoscimento di comune montano, con il paradosso di aree che hanno bisogno di maggiore sostegno, per distanza dai servizi, spopolamento e invecchiamento della popolazione, trattate come se la geografia fosse l’unico indicatore". Tra i comuni interessati ci sono Buti, Calci, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi Marittimo, Pomarance e Volterra.
“La questione è al centro del confronto nazionale: nelle prossime ore è prevista la discussione tra le Regioni sullo schema di Dpcm. In precedenza, su richiesta delle Regioni e degli enti locali, l’esame del provvedimento era già stato rinviato in Conferenza Unificata per consentire ulteriori approfondimenti. Nel merito, la mozione indica una linea chiara: la montagna - ha aggiunto Trapani - non è una riga su una cartina, ma è fatta di diritti, a partire da scuola, sanità e trasporti, di lavoro e di presidio ambientale”.
In particolare, con l’atto approvato in Consiglio si richiede l’adozione di indici ponderati e l’integrazione di criteri socio-economici accanto a quelli geografici. “Si tratta di un provvedimento di questo Governo poco conosciuto, ma destinato ad avere un impatto molto rilevante sul nostro territorio. Si scelgono criteri rigidi, cancellando - ha concluso - quelli sociali ed economici e riducendo tutto ad altezza e pendenza: così intere aree della nostra provincia rischiano di essere sempre più isolate. Noi chiediamo di cambiare questa impostazione e di investire davvero nelle aree interne: difendere la montagna significa difendere servizi, comunità e coesione territoriale, non fare classifiche astratte”.