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Contro la nuova classificazione dei comuni montani, "è penalizzante"

Pubblicato in Gazzetta il regolamento con i criteri. Le reazioni di Anci e del sindaco di Volterra, "la battaglia non è finita, avanti col confronto"

Il dpcm che ristabilisce i criteri per definire se un comune è montano o no è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ieri, 7 Luglio. Il "regolamento recante i criteri per la classificazione dei comuni montani", beneficiari quindi delle misure e delle agevolazioni previste dalla legge sulla montagna 131/2025, entrerà in vigore il prossimo 22 Luglio, e porta con sé le proteste dei comuni del territorio esclusi dall’elenco.

“La pubblicazione del regolamento rappresenta, purtroppo, una brutta pagina per il mondo dei Comuni montani”. Commenta così il coordinatore della Consulta della montagna di Anci Toscana Luca Marmo la pubblicazione in Gazzetta e l'ufficialità di criteri che sono stati al centro di molte richieste di revisione, a partire da quelle di Anci Toscana e da Anci nazionale e di sospensione dell’iter attuativo. “Invece di ricucire le ferite - ha continuato si sceglie di procedere con un impianto che rischia di spaccare in due la montagna italiana, relegando molti territori in un limbo di incertezza e attesa".

Dello stesso avviso il sindaco di Volterra, Giacomo Santi. "Questo - ha sottolineato - non è un semplice atto tecnico: è la prosecuzione di un progetto istituzionale che sta modificando profondamente il rapporto tra Stato, territori e autonomie. È una decisione destinata ad avere effetti concreti sulla distribuzione delle risorse pubbliche, sugli incentivi e sulle politiche di sviluppo delle aree interne. Il punto politico, però, va oltre gli aspetti tecnici. Ancora una volta il Governo ha scelto di procedere anche in assenza dell’intesa con tutte le Regioni, assumendosi la responsabilità politica di una decisione destinata a incidere sugli equilibri tra Stato e autonomie territoriali. La riforma Calderoli continua così il suo percorso attraverso una serie di provvedimenti attuativi che incidono concretamente sull’organizzazione dello Stato". 

Ogni decreto attuativo conferma che la riforma non è più soltanto un dibattito parlamentare: è una realtà amministrativa che prende forma giorno dopo giorno. "Da parte dei sindaci che contestano questo impianto, la battaglia non può considerarsi conclusa. L’obiettivo dichiarato - ha aggiunto Santi - resta quello di difendere il ruolo delle autonomie locali, chiedere un confronto istituzionale più ampio e contrastare ogni scelta ritenuta lesiva dell’equilibrio tra i territori. Nessuna bandiera bianca, dunque: il confronto politico e istituzionale proseguirà con la convinzione che le comunità locali debbano essere protagoniste delle decisioni che riguardano il loro futuro e non semplici destinatarie di provvedimenti calati dall’alto".