Tenere accesi i riflettori sulle criticità generate dalla riforma Calderoli che ha portato alla riclassificazione di numerosi comuni italiani, con conseguenze rilevanti sul piano istituzionale, economico e sociale è l'obiettivo che si sono posti le oltre 70 amministrazioni comunali penalizzate da questa mossa che si sono ritrovate a Montecitorio per chiederne la revisione.
Anche Volterra, rappresentata dal sindaco Giacomo Santi, era presente alla conferenza stampa promossa da Ali (Autonomie Locali Italiane) insieme al Gruppo parlamentare del Partito Democratico. E numerose le testimonianze arrivate dalle diverse comunità, che hanno raccontato le specificità dei propri territori e gli effetti concreti che questa decisione rischia di produrre sui servizi, sulle risorse e sulla tenuta sociale delle aree interne e montane.
"Dagli interventi - ha detto il sindaco - è emersa con forza la necessità di una revisione dei criteri adottati, affinché la classificazione dei comuni non sia basata esclusivamente su parametri altimetrici, ma tenga conto in modo più aderente della reale conformazione dei territori, della fragilità infrastrutturale, delle condizioni sociali e della complessità amministrativa che caratterizzano molte realtà locali. Ad oggi sono 73 i comuni italiani, senza alcuna distinzione politica, che hanno deciso di presentare ricorso al Tar contro il provvedimento". In Valdicecina, oltre a Volterra, hanno aderito al ricorso anche i Comuni di Pomarance e Montecatini Val di Cecina, a conferma di una mobilitazione ampia e trasversale che coinvolge amministrazioni di ogni orientamento.
Nel corso della conferenza, la segretaria dem Elly Schlein, ha definito il provvedimento “una scelta politica incomprensibile”, sottolineando come la riclassificazione rischi di colpire territori che già affrontano difficoltà strutturali legate allo spopolamento, alla marginalità geografica e alla riduzione dei servizi essenziali. "L’obiettivo condiviso dai sindaci - ha concluso Santi - è quello di restituire il riconoscimento di comune montano a quelle realtà che ne hanno storicamente e concretamente le caratteristiche, introducendo parametri più equi e aderenti alla realtà, capaci di non penalizzare i territori più fragili ma, al contrario, di sostenerli nel loro percorso di sviluppo e coesione sociale".