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"Difendiamo la Conservatoria dalla chiusura"

Contrarietà al progetto di razionalizzazione della Conservatoria. Il sindaco, "chiediamo il mantenimento del presidio territoriale presente dal 1815"

Piazza dei Priori, dove si trova la Conservatoria

"Ho appreso dal direttore provinciale della Conservatoria, che, nell'ambito di un indirizzo organizzativo di carattere nazionale, sarebbe in corso un progetto di razionalizzazione delle Conservatorie territoriali che interesserebbe anche la sede di Volterra". Così il sindaco della città dei Priori, Giacomo Santi, preannuncia un orientamento che, se dovesse trovare conferma, sarebbe l'ennesimo smacco per il territorio.

"Ci troveremmo di fronte - per dirla con le parole di Santi - all'ennesimo arretramento dello Stato dalle zone interne, in evidente contraddizione con gli indirizzi politici e programmatici che, da anni, richiamano la necessità di valorizzare la Toscana diffusa, sostenere le aree interne e garantire la prossimità dei servizi ai cittadini. Parlare di rilancio delle aree interne e, contestualmente, smantellarne progressivamente i presidi amministrativi costituisce un controsenso che rischia di svuotare di credibilità ogni politica di riequilibrio territoriale".

La Conservatoria di Volterra, con sede nello storico Palazzo del Monte Pio, in piazza dei Priori, occupa l'attuale edificio almeno dal 1815 e rappresenta da oltre due secoli un presidio istituzionale, amministrativo e storico di assoluto rilievo per l'intero comprensorio.

"È noto - ha proseguito - che la direttiva generale di accorpamento degli uffici e di contenimento della spesa sia stata emanata a livello centrale, mentre la scelta di concentrare le attività presso la sede di Pisa sarebbe stata assunta in sede regionale. Tuttavia, le esigenze di razionalizzazione non possono tradursi nella sistematica penalizzazione dei territori periferici, né tantomeno nella cancellazione di uffici che svolgono funzioni essenziali".

L'attuale situazione organizzativa della sede di Volterra non è il risultato di una fisiologica diminuzione delle attività, bensì delle mancate politiche di reintegro del personale. Oggi nello stabile prestano servizio cinque dipendenti, dei quali soltanto due e mezzo sono assegnati alla Conservatoria. "Tale riduzione è conseguenza di trasferimenti, pensionamenti e altre cessazioni dal servizio, senza che le relative vacanze di organico siano mai state colmate. Non può quindi essere utilizzata come giustificazione - ha aggiunto - per decretare la chiusura di un presidio che è stato progressivamente indebolito da precise scelte amministrative".

Nella sede di Volterra sono custoditi gli atti e le note della Conservatoria dal 1949 ad oggi, patrimonio documentale di rilevanza giuridica e storica che impone adeguate garanzie di conservazione e accessibilità. La competenza territoriale della Conservatoria coincide sostanzialmente con quella della Diocesi di Volterra, ad eccezione del Comune di Cecina, passato nel 1973 sotto la competenza di Livorno, e comprende un'ampia porzione della Toscana che interessa i comuni dell'area etrusca, della costa e del Fiorentino. Si tratta di un bacino territoriale vasto, caratterizzato da significative distanze dai principali centri amministrativi, nel quale la presenza di un presidio pubblico costituisce un servizio indispensabile per cittadini e professionisti.

"Alla luce di tali considerazioni, chiediamo che venga riesaminato il progetto di razionalizzazione, valutando con attenzione le specificità territoriali, storiche e funzionali della sede di Volterra. Le esigenze di efficienza amministrativa non possono prevalere sul principio di equità territoriale né tradursi in un ulteriore impoverimento delle aree interne. Difendere la Conservatoria di Volterra significa - ha concluso Santi - difendere un presidio dello Stato, un servizio ai cittadini e una presenza istituzionale che da oltre duecento anni rappresenta un punto di riferimento per un territorio vasto e complesso. Ogni scelta diversa costituirebbe un grave precedente e l'ennesimo segnale di disimpegno delle istituzioni nei confronti delle comunità periferiche".