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sabato 01 ottobre 2016

Cultura lunedì 08 febbraio 2016 ore 14:20

La Toscana come una fiaba grazie alla pittura

Il pittore Biagio Chiesi dipinge en plein air

La galleria Impara l'arte di Pomarance presenta una rassegna di pittura collettiva. Atmosfere da fiaba e rimandi cromatici quasi pop. Ecco le firme

MONTECATINI VAL DI CECINA — In versione “Piccolo formato”, la galleria "Impara L'Arte" di Pomarance e il Caffè Enoteca Betti presentano, nello spazio espositivo del caffè, in via volterrana a Ponteginori (Montecatini Vdc) la collettiva di pittura firmata da Luigi Bernardini, Biagio Chiesi, Massimiliano Luschi e Giulia Parrini. La mostra presenta opere della serie L'isola che non c'è e si svolgerà fino al 13 marzo 2016.

Così in atmosfere da fiaba dell’est in terra di Toscana, con rimandi cromatici quasi pop, il paesaggio di Giulia Parrini estende le sue simbologie cromatiche fino alle cornici, come a “contenere” la realtà tangibile della fantasia. I colori non sono violenti, ma gentili e così la ri-composizione di colline animate dai borghi accoglienti, che, in una personale “ascesi”, sembrano assorbire in un ambiente fantastico la luce del sole e il riverbero della luna.

Intensa la pennellata di Biagio Chiesi, pittore nato a Tripoli, livornese di adozione, e Presidente, dal 2013, dell’associazione Toscana Arte G. March.

La calma dopo la tempesta restituisce, nella forza cromatica, nei contrasti tipici dei macchiaioli, ma anche della pittura impressionista, fino al quella post impressionista di Vincent Van Gogh, una nostalgica, dimensione di serenità atemporale. Un dono della natura all’uomo.

Si anima di una luce propria, il tratto labronico verista di Massimiliano Luschi, il giovane pittore di cui nella mostra si espongono piccoli spaccati orizzontali di quel mare maremmano e livornese a cui restituisce l’essenziale eleganza e la forza narrativo-poetica, che scava nella memoria.

I colori si fanno innaturali, a cominciare dal naturale, nello stile pittorico di Luigi Bernardini, le cui marine luminose, suggestionate dagli spledidi scorci piombinesi dominati dal mare, assumono connotazioni universali, implicitamente simboliche.

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