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martedì 27 settembre 2016

Attualità giovedì 14 gennaio 2016 ore 18:15

In memoria di Alan Rickman

Alan Rickman a Volterra

L'attore, noto per aver recitato nella saga di Harry Potter, visitò anche Volterra. Ecco come lo ricorda Simone Migliorini, con cui aveva lavorato

VOLTERRA — È di poche ore fa la notizia che uno dei volti più noti nel mondo del cinema e della recitazione ci ha lasciati. Si tratta di Alan Rickman, regista e attore inglese, divenuto celebre anche grazie all'interpretazione del temibile Severus Piton nella saga di Harry Potter. Rickman avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 21 febbraio. L'attore era malato da tempo. Oggi pubblichiamo il ricordo addolorato di chi lo aveva conosciuto da vicino e con lui aveva lavorato: Simone Migliorini, direttore artistico del Teatro Romano.

“Non voglio essere ricordato per i film che ho fatto, quello è lavoro, io voglio essere ricordato come Alan, lo diciamo sempre anche con Emma (Thompson), una cosa il lavoro, una cosa la vita e chi ti vuole bene” mi disse una volta seduti in un’Osteria/Libreria a Dublino, prima del debutto del suo spettacolo di Ibsen al Teatro Nazionale irlandese.

Era una gran brava persona, io voglio ricordarlo così, come una persona, come voleva lui; voglio ricordarlo a servire in tavola sotto il pergolato, senza scarpe, sorridente, con quella voce potente in un forte accento inglese, sempre pacato, sempre entusiasta.

Voglio ricordarlo sulla torre del Palazzo dei Priori incantato dal panorama che stava godendo: non sarebbe più sceso…

“Volterra è una scoperta, una incredibile scoperta." - diceva Alan - "Ne ho parlato nell’ambiente del Cinema americano nessuno la conosce, Volterra è una grande scoperta, gliel’ho detto e ripetuto a tutti.”

Lo ricordo quando gli proposi di recitare Dante in italiano dalle finestre del Palazzo dei Priori, era emozionatissimo, come fosse un allievo d’accademia.

Non solo. Soffriva di vertigini, strano per uno che ha fatto un volo di non so quanti mentri dal grattacielo nelle scene finali del film "Die Hard". Lo ricordo in tutte quelle occasioni che in questi anni abbiamo avuto modo di condividere, le sue lettere, il suo sostegno incondizionato al Festival.

Ci teneva molto, mi ha sempre detto che potrebbe rappresentare per Volterra un grosso bussiness, potrebbe incidere sull’occupazione, il turismo e lo sviluppo anche demografico della città.

Mi disse “il Festival sta a Volterra come il Guggenheim sta a Bilbao, se però ci si crede davvero e non puoi essere da solo a crederci, io ci sono e siamo due”

Lo scorso Maggio mi chiamò da New York, aveva appena finito di presentare il suo ultimo film da regista “Le regole del caos” al quale stava lavorando da anni. Aveva conosciuto alla cena di gala il Presidente del World Monument Fund e me lo presentò per attivare una linea di osservazione internazionale per raccogliere fondi al restauro e messa in funzione definitiva del nostro teatro romano.

Ci incontrammo qualche mese fa, l’Ombra della Sera che gli donammo è nell’ingresso della sua casa (non ci sono tutti gli altri premi che ha vinto, ma l’Ombra sì), non sembrava stesse male, ci raccontammo un sacco di cose.

Avevamo un sacco di progetti, un sacco di idee tra le quali a lui sarebbe piaciuto girare le piazze italiane con un carro e dei costumi e attrezzi di scena, insieme ad Emma Thompson, per recitare Shakespeare itinerante.

Lo ricordo quando si prestò a partecipare allo spettacolo “Cattivi e cattivissimi nel teatro di Shakespeare”: come era emozionato di poter recitare nel teatro romano, gironzolava estasiato tra i i ruderi monumentali, prima dello spettacolo, ne assorbiva l’energia ; lo ricordo quando dovevamo passare dai vicoli, dai portoni, per evitare l’orda di fans venuti da tutta Italia per vederlo; lo ricordo in una delle sue ultime mail, qualche giorno fa, dall’ospedale dove era ricoverato: ... Can’t be too bad”

Ricordo anche il suo appello pubblico:

"Il Teatro Romano a Volterra non è solo una cosa di cui la città dovrebbe essere orgogliosa, ma dovrebbe comportare l'appassionata preoccupazione dell'Italia e del mondo. Ho avuto la fortuna di recitare alla sua ombra, due anni fa. La sua importanza come sito storico non può essere sopravvalutata, ma so anche personalmente come sia un posto così emozionante persino nella sua attuale condizione. Per averlo protetto e sviluppato per le generazioni future non solo sarebbe di enorme beneficio economico per la città, ma vorrebbe dire creare un luogo di importanza non solo locale ma anche nazionale e internazionale. Il problema è quello di dover risvegliare la coscienza di tutta l'Italia e di tutto il mondo civilizzato".

Gli piacevano le foto dei tramonti e del panorama di Volterra, del teatro romano, dell’anfiteatro appena scoperto. Diceva che sarebbe gurito prima se io gli continuavo a mandare quelle foto.

Non sono servite, Alan, qua il tempo è grigio, tutta Volterra piange e si bagna di pioggia e il vento si lamenta di dolore, sul panorama terso è calato il sipario, ogni foto che scatto è grigia, come fotogrammi oltre i titoli di coda...In lontananza una canzone che non conosco ancora, mi dicono si intitoli “Can’t be too bad”...

Simone Domenico Migliorini

Intervista ad Alan Rickman al Festival internazionale del Teatro Romano
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