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lunedì 17 giugno 2019

Sport lunedì 12 maggio 2014 ore 07:10

Il giocatore squalificato si difende: "non ho picchiato nessuno"

Elia Scali, giocatore del Pomarance, replica alla pesante squalifica che lo condanna a stare lontano dal calcio fino a novembre 2017



POMARANCE — "Sono passionale e focoso sul campo di calcio, ma mai e poi mai sono un violento: l'arbitro non l'ho neanche sfiorato". Queste le parole di Elia Scali, giocatore del Pomarance che è stato squalificato per tre anni e mezzo dal giudice sportivo dopo la gara di domenica 4 maggio disputata contro l'Alta Maremma e valida per i play off di seconda categoria.
Scali, conosciuto da tutti in Val di Cecina per la sua passione per il calcio è a dir poco amareggiato: "sono rimasto molto male di questa questa squalifica e di come mi hanno dipinto". "E' stata una decisione ingiusta - spiega - che mi priva della cosa che più amo: giocare a calcio; gioco da 25 anni e alleno da 7-8 anni i bambini piccoli e non ho mai insegnato cose del genere".
La punta del Pomarance ci tiene a precisare la sua versione dei fatti: "l'unico 'contatto', se così può definirsi, l'ho avuto col mio capitano e forse un'altro mio compagno che cercavano di tapparmi la bocca e trascinarmi via". "L'episodio a cui si fa rifermento risale al 94 minuto - racconta - quando viene concesso un rigore alll’Alta Maremma; ho protestato perchè secondo me il rigore non c'era e dopo la realizzazione ho continuato a protestare, mi hanno espulso e ho mandato tutti a quel paese, compreso l'arbitro, i guardalinee e il commissario di campo, e sono andato negli spogliatoi trascinato dal mio capitano che voleva zittirmi, ma non ho alzato un dito contro nessuno".
"E' vero - spiega Scali - che ho insultato e offeso l'arbitro, la terna e il commissario di campo che era li, ma mai e poi mai l'ho sfiorato". "Mi scuso e mi pento per le offese e il comportamento che ho tenuto - dice il giocatore - però non ho alzato le mani contro nessuno ed è giusto che paghi, ma non per cose che non ho fatto; per fortuna chi era li ha visto con i propri occhi e può confermarlo".
Il giocatore torna poi a parlare della sua delusione: "quella di domenica doveva essere la mia ultima partita; proprio prima dell'inizio della gara avevo dichiarato ai miei compagni e alla società che questa dopo 11 anni sarebbe stata la mia ultima partita in amaranto perchè volevo giocare di nuovo con mio fratello nella squadra degli amatori, ma volevo essere libero di scegliere,non essere forzato da decisioni ingiustificate". "Questa maglia per me rappresenta tantissimo: è stata la maglia di mio nonno e mio babbo - racconta - e ho avuto la fortuna di condividerla con mio fratello e credo di averla sempre onorata". "Adesso, a causa di questa squalifica - afferma - non potrò giocare in nessun campionato e non potrò allenare i bimbi e per me è davvero incomprensibile".
Scali si dice ancora indeciso su cosa fare riguardo al provvedimento, ma dichiara di avere piena fiducia nella giustizia sportiva: "la società presenterà ricorso, avendo piena fiducia nella giustizia sportiva e visto che domenica erano presenti molte persone, tra esse commissari, responsabili della federazione e tutti hanno visto quanto accaduto".
"In 25 anni di carriera - conclude - ne ho prese di squalifiche, ma mai e poi mai per aver sfiorato un arbitro: mi pento per la 'mattana' e per quella devo pagare, ma sono stato descritto come un delinquente e io questo non lo posso accettare".



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