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Cronaca venerdì 08 agosto 2014 ore 12:38

Chiudono l'azienda e lasciano i rifiuti

Polizia e Arpat denunciano i titolari di due aziende per gravi reati ambientali: stoccavano dietro il capannone industriale rifiuti di lavorazione pericolosi per la salute



VOLTERRA — Gli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Volterra, insieme al personale specializzato dell’A.R.P.A.T. di Pisa, hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria due persone per gravi reati ambientali.
Nel mese di marzo una pattuglia della Polizia di Volterra, durante un servizio di controllo del territorio, notò sul retro di un capannone industriale nel Comune di Volterra uno stoccaggio anomalo di una quantità considerevole di rifiuti di lavorazione, abbandonati e potenzialmente pericolosi per la salute pubblica. 

La segnalazione venne inviata per specifica competenza al Dipartimento Arpat di Pisa, con la quale fu programmato un sopralluogo congiunto insieme agli uomini del Vice Questore Aggiunto Paolo Pizzimenti

Nei mesi successivi sono stati così condotti, dai Tecnici del Dipartimento Arpat di Pisa e dai poliziotti di Volterra, alcuni sopralluoghi che hanno fatto emergere violazioni penalmente rilevanti in materia di gestione rifiuti e di emissioni in atmosfera a carico sia della ditta al momento operante nell'edificio, sia della ditta precedentemente in essere e che aveva cessato l'attività nel 2013. Dalla verifica dei tecnici dell'agenzia e dei poliziotti emersero,infatti, oltre allo stoccaggio illegale dei materiali di lavorazione, altre diverse violazioni di natura penale. Alcune violazioni sono state accertate a carico dell’azienda che attualmente lavora nel capannone oggetto delle indagini, ma soprattutto imputabili alla precedente ditta, adesso in liquidazione, che aveva cessato l’attività alla fine del 2013.

Nello specifico, gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi: 35 Big-Bags, grandi borse da circa 1 metro cubo ciascuna contenenti in parte bidoni schiacciati ed in parte polveri di carteggiatura e filtri assorbenti. Inoltre, 27 pancali da circa 36 bidoni ciascuno contenenti fanghi di vernici esauste e.6 bidoni in metallo contenenti solventi esausti liquidi ed altri bidoni in metallo vuoti.

Il legale rappresentante della ditta in liquidazione è stato ritenuto responsabile di aver effettuato un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e di aver omesso di rispettare le norme previste che disciplinano il deposito temporaneo di rifiuti pericolosi (artt.183 e 192 D.Lgs. 152/2006 e violazioni alla Delibera del Comitato Interministeriale del 27/07/1984). Inoltre, è stato accusato di non aver compilato correttamente i formulari di identificazione dei rifiuti pericolosi (art.193 D.Lgs.152/2006). Soprattutto, l'uomo non aveva mai attivato la “messa in regime” delle emissioni in atmosfera nè mai presentato il “piano di gestione dei solventi”, come invece previsto dalla legge (art. 279 D.Lgs. 152/2006).
Il titolare della ditta che opera attualmente nel capannone, invece, è stato ritenuto responsabile di aver attivato emissioni in atmosfera in mancanza della prevista autorizzazione (art.269 D.Lgs. 152/2006).
Entrambi sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa.
Al termine dell'indagine, inoltre, sono state informate le Amministrazioni competenti per l'attivazione delle procedure previste dalla vigente normativa, finalizzate alla rimozione dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi, oltre alla regolarizzazione degli atti autorizzativi per quanto attiene alle "emissioni in atmosfera".



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