Cronaca Giovedì 21 Maggio 2026 ore 18:45
Blitz all'alba per sgominare la banda delle rapine

Arresti e perquisizioni con 100 carabinieri in campo per disarticolare il presunto gruppo criminale che operava tra Veneto e Toscana
PROVINCE DI PISA E VICENZA — Blitz all'alba con arresti e perquisizioni tra Veneto e Toscana, al centro le province di Vicenza e Pisa, per stroncare una banda di presunta matrice sinti dedita a furti e rapine commessi nelle due regioni di cui sopra.
L'operazione è stata coordinata dalla procura vicentina ed ha visto in campo a Torrebelvicino in Veneto e a Pontedera e Pisa in Toscana 100 carabinieri con reparti speciali per eseguire un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di diversi indagati.
Nelle perquisizioni domiciliari, inoltre, i militari hanno cercato armi e refurtiva messa insieme dal sodalizio criminale. Il dispositivo di sicurezza è stato supportato dalle Aliquote di Primo Intervento (Api) e dalle Squadre Operative di Supporto (Sos), oltre che dalle unità cinofile.
La rapina nel Vicentino
Le persone arrestate sono 4, ritenute responsabili tra l'altro di una violenta rapina nel Vicentino, avvenuta nella notte tra l'11 e il 12 Marzo 2025, nell'abitazione di due coniugi. Un incubo iniziato intorno alle 23,40, quando un commando composto da 4 uomini, vestiti di nero e con il volto travisato da passamontagna, ha fatto irruzione nella villa, cogliendo di sorpresa il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino.
Le vittime sarebbero state immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito sottoposto a getti d’acqua gelata. Sotto la costante minaccia di un bisturi puntato al volto della donna, i rapinatori avrebbero così costretto i coniugi a consegnare le chiavi delle casseforti, razziando un bottino stimato in non meno di 50mila euro. Tra i beni sottratti figurano orologi di lusso gioielli e pietre preziose risalenti agli anni '60.
Il commando, secondo le risultanze investigative, era partito proprio dal Pisano con un'auto noleggiata all'aeroporto Galilei con documenti serbi contraffatti, intestati all'identità fittizia di una persona inesistente, sui quali era stata applicata la foto di un soggetto all'epoca latitante.
Per eludere i controlli, il gruppo avrebbe comunicato esclusivamente tramite schede telefoniche "dedicate", intestate a prestanome stranieri. Una volta giunti nel Vicentino, avrebbero asportato le targhe da un'auto in sosta a Schio per applicarle con fascette da elettricista al veicolo a noleggio, muovendosi così verso l'obiettivo.
L'incrocio tra i dati dei sistemi di videosorveglianza stradale, i tracciati gps satellitari della vettura e l'analisi tempestiva delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire l'esatto percorso della banda. La svolta scientifica è arrivata grazie al Ris di Parma, che attraverso complessi riscontri tecnici è riuscito a esaltare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei trasfertisti toscani sul luogo della rapina.
L’attività investigativa ha così svelato anche il ruolo chiave di un quarto complice, un uomo residente a Torrebelvicino, che avrebbe funto da "basista" sul territorio, fornendo supporto logistico e un rifugio sicuro alla banda prima e dopo il colpo, mettendosi anche alla guida dell'auto nell'area scledense.
L'effrazione in una villa sotto sequestro a Verona
Nel corso delle indagini sulla rapina, i carabinieri hanno scoperto un inquietante retroscena. Due degli indagati, insieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 Marzo 2025 si sarebbero introdotti in una villa a Verona, violando i sigilli giudiziari. Si tratta dell'abitazione in cui, appena tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri di due coniugi, motivo per cui l’intera proprietà era sotto sequestro.
Quella sera, l'allarme lanciato da alcuni cittadini aveva fatto scattare il pronto intervento delle Forze dell'Ordine, costringendo i malfattori a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l'auto risultata di proprietà del padre di uno degli indagati.
Anche in quell'occasione, dopo essersi nascosti in zona, i fuggitivi avrebbero contattato il basista di Torrebelvicino. Quest'ultimo sarebbe partito nella notte alla volta di Verona per recuperarli e ospitarli a casa sua, in attesa che un'auto "di staffetta" arrivasse dalla Toscana per riportarli a Pisa. Sebbene nella villa di Verona siano stati trovati chiari segni di rovistamento rispetto al sopralluogo giudiziario di pochi giorni prima, ad oggi, spiegano dall'Arma, non è stato possibile stabilire se siano stati effettivamente rubati dei preziosi.
Sulla base delle risultanze investigative, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone ritenute indiziate, a vario titolo, dei reati di concorso in rapina pluriaggravata e furto.
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