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Attualità Giovedì 16 Luglio 2026 ore 07:00

Al Teatro Romano omaggio a Enrico Fiumi

Serata speciale per celebrare lo studioso, nei 50 anni dalla sua scomparsa, che riportò alla luce il sito e debutto del Festival diretto da Migliorini



VOLTERRA —  “Un uomo, una città”, è il titolo della serata speciale, in programma giovedì 16 Luglio alle 21,30 al Teatro Romano di Volterra, dedicata alla straordinaria figura di Enrico Fiumi nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa 

Se oggi possiamo ammirare e vivere il Teatro Romano di Volterra, una delle più importanti testimonianze della romanità in Etruria, è proprio grazie all'incredibile avventura intrapresa da Fiumi insieme ai ricoverati dell’ospedale psichiatrico locale, che scavarono fianco a fianco per restituire questo capolavoro all'umanità. L'evento intende celebrare l'umanità profonda dell'uomo "Enrico", prima ancora che lo storico e l'archeologo, proprio nel "suo" teatro, luogo per eccellenza di arte e poesia.

L'iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Volterra, l’Accademia dei Sepolti e le Famiglie Fiumi e Cherici, e apre la stagione del Festival Internazionale Teatro Romano Volterra. Inoltre è coinvolta la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, in rappresentanza della quale sarà presente la vicepresidente, professoressa Lilia Silvi. 

“Ho sempre nutrito una profonda empatia per Enrico Fiumi – ha affermato il direttore del Festival Simon Domenico Migliorini - pur non avendolo mai conosciuto di persona. Mi lega da sempre un grande affetto, una stima sincera e una dolce familiarità a Piero, ai suoi figli e a tutta la famiglia Fiumi e Cherici. Inconsciamente, mi sono assunto l’onere e la responsabilità di riportare in vita questo monumento, proprio come lui auspicava. E come lui, ho incontrato grandi difficoltà, come lui, sono stato talvolta deriso, irriso o ostacolato. Questo teatro avrebbe potuto e potrebbe essere un volano di prosperità, eppure è stato spesso pensato come un oggetto da ammirare passivamente. Considerare i monumenti, le città storiche come fossero un agglomerato urbanistico di monumenti da vedere e non da vivere è forse la più grande sconfitta economica antropologica e umanistica della nostra storia contemporanea. Per questo, vorrei che questa serata fosse dedicata all’Uomo Enrico, prima ancora che allo studioso, allo storico o all’archeologo. Credo che nel ‘suo’ teatro il miglior omaggio possibile sia celebrare l’umanità di chi lo ha restituito al mondo”.


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