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Cronaca lunedì 07 luglio 2014 ore 16:26

Addio a Mario Canessa

A 97 anni si è spento il poliziotto che salvò gli ebrei, volterrano d'origine e livornese d'adozione



VOLTERRA — Si è spento oggi a Livorno, dove viveva Mario Canessa, Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana che il 24 gennaio 2008 aveva ricevuto dall'ambasciatore dello stato di Israele a Roma il riconoscimento di "GIUSTO FRA LE NAZIONI". Un albero a suo nome è stato piantato nel Giardino dei Giusti e la Comunità Ebraica di Livorno ha dedicato un nuovo rotolo della Legge (Sefer Torà) a suo nome per riconoscenza eterna all'uomo che tanta generosità morale e materiale aveva dimostrato nel corso di una vita ben spesa.

Canessa era nato a Volterra il 20 novembre 1917 da Albino Canessa (impresario edile e decoratore) e Argentina Del Colombo. Settimo di nove figli aveva fatto carriera nell’ambito della polizia: da semplice agente e studente universitario dell’Università Cattolica di Milano negli anni 1943-1945 ha raggiunto, in seguito, la qualifica di Dirigente Generale al Ministero degli Interni.
E' noto che durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana e dell’occupazione tedesca si adoperò per prestare aiuto ad ebrei perseguitati in diversi casi. A Volterra, sua città natale, indicò al dottor Emerico Lukcas, medico dentista, la casa di una famiglia amica come sicuro luogo di rifugio; il medico si salvò grazie a questa indicazione, mentre nel frattempo Oretta Canessa, sorella di Mario, all'epoca dei fatti segretaria dello studio medico, riuscì a salvaguardare il gabinetto dentistico che il dottor Lukcas ritrovò intatto dopo la liberazione.

Nei mesi di settembre ed ottobre del 1943, Canessa riuscì ad ospitare per 24 giorni nella sua casa di Tirano, in piazza Cavour n.4, in attesa di ripararle in Svizzera, le due cittadine ungheresi ebree Flora Lusz e la figlia Noemi Gallia, prive di tessera annonaria, giunte a Tirano accompagnate dall’amico Alfredo Garufi, funzionario dell’ufficio stranieri della Questura di Milano. Il padre di Noemi, noto ebreo ungherese a Milano, era stato consigliere dell’ammiraglio Horthy e proprietario della banca Gallia che aveva sede nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano, procuratosi un passaporto svedese, espatriò in Svizzera nei primi anni del conflitto.

Mario Canessa dopo l’8 settembre 1943 prestava servizio in qualità di agente di Pubblica Sicurezza nell’ufficio di settore di polizia di frontiera al confine italo-svizzero. Nella notte del 10-11 dicembre 1943, Mario Canessa condusse, unitamente al brigadiere Giovanni Marrani, al di sopra del valico di Sasso del Gallo, Ciro De Benedetti, ragazzo ebreo di 8 anni che viveva a Milano, consegnandolo al Sig.Amarca, comandante della gendarmeria del posto di frontiera di Campocologno (Canton Grigioni - Svizzera). Riportarono indietro un biglietto firmato dal ragazzo sul quale venne apposto il timbro datario della gendarmeria e due giorni dopo riuscirono a consegnarlo ai genitori Mario e Theresia Herz che erano stati arrestati e rinchiusi nel carcere di Tirano in attesa, come poi avvenne, di essere deportati nei campi di sterminio dai quali non fecero più ritorno. La nonna Corinna Siszi ottuagenaria e claudicante di Ciro, per le sue precarie condizioni, fu invece affidata al compagno Pietro Vettrici di Baruffini e collocata in una grande gerla, e trasportata a spalle fino a Campocologno e consegnata all’ufficio rifugiati. Ciro De Benedetti è tuttora vivente ed abita a Milano.


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