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Attualità venerdì 06 gennaio 2017 ore 06:30

C’era una volta la Befana

Fino alla metà del ‘900, durante la dodicesima notte dopo il Natale, canti e brindisi nella campagna volterrana per festeggiare l’Epifania



VOLTERRA — L’Epifania, la cui etimologia greca significa “mi manifesto”, è l’evento che ricorda quando Gesù avrebbe, attraverso una luce trasfigurante, rivelato la propria natura divina assieme a quella umana. La parola Befana ne deriva per corruzione lessicale attraverso “befanìa”. Una festa di carattere religioso in cui, però, più che nelle altre ricorrenze, convivono aspetti che appartengono al nuovo credo e alle antiche tradizioni pagane. Le due realtà consistono nell’incarnazione divina e nel simbolo di Madre Natura che, ormai decrepita, si appresta a uscire di scena. Pronta a sacrificarsi in nome della nuova vita che, nel marzo, trionferà sulla terra.

In molti paesi italiani viene accentuato quell’aspetto dell’Epifania più connesso alla magia e ai riti antichi. Secondo le leggende, infatti, durante quella notte, gli animali parlerebbero tra di loro, sia nelle stalle sia nei boschi selvaggi.

A metà del Novecento, nella campagna volterrana, andavano in scena “siparietti teatrali” in tema con la ricorrenza. La notte tra il cinque e il sei gennaio, infatti, brigate di giovanotti travestiti da befane, più versati nella valorizzazione del dato primordiale che in quello prettamente teologico, si calavano dal Poggio nelle valli sottostanti, intrattenendo gli abitanti dei poderi con strofe salaci e con canti popolari. Celebre quello della ricorrenza: “la Befana vien di notte…”

Incuranti del clima spesso inclemente, i figuranti si aggiravano nelle campagne bussando alle porte dei contadini che li accoglievano con entusiasmo. I mattatori, dotati di bisaccia, raccoglievano i doni della terra (uova, ortaggi, pane e prosciutto) che venivano loro offerti. Prima di passare al casolare successivo, la compagnia beveva del vino, intonando e improvvisando strofe dei canti epifanici.

La leggenda vuole che la via del ritorno, salita a parte, si dimostrasse molto più difficoltosa dell’andata. I viottoli, eppure così lineari, diventavano labirinti e le abitazioni si confondevano oscillando da un punto cardinale all’altro. L’Epifania volterrana prevedeva dunque battute, canti, allegria e copiose libagioni in onore di Bacco.

Viola Luti
© Riproduzione riservata

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