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Attualità domenica 18 settembre 2016 ore 14:30

La chiesa dimenticata, riscoperta dai turisti

L'oratorio

L’Oratorio di Sant’Antonio Abate venne riaperto a seguito delle sollecitazioni dei visitatori



VOLTERRA — L’oratorio di Sant’Antonio Abate è oggi tappa fondamentale all’interno dell’itinerario turistico di Volterra e, difficilmente, può essere immaginato come marginale e secondario. Trascurato per molto tempo, grazie alle richieste e alla curiosità dei turisti, degli appassionati d’arte e all’interessamento di associazioni culturali cittadine come gli Amici dei Musei (alla loro tenacia si deve l’attribuzione della pala di terracotta dedicata a Maria Assunta in cielo, considerata opera di Benedetto Buglioni, a Giovanni Della Robbia), è ormai stato riconsegnato ai visitatori e alla città.

Nell’Oratorio si Sant’Antonio, si possono, infatti, ammirare opere di Baldassarre Franceschini (detto il Volterrano), Cosimo Daddi, Giovanni della Robbia, Priamo della Quercia, quattro grandi della storia dell’arte italiana che impreziosiscono lo spazio del piccolo luogo di culto.

L’oratorio è, dunque, uno scrigno che raccoglie momenti intensi e diversi del percorso artistico toscano e nazionale. Il trittico dipinto da Priamo, oltre a citare i simboli legati alla devozione a Sant’Antonio (come il campanello, il maialino con i caratteri della cinta senese, che pare richiamare un particolare dell’affresco dell’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti - Sala dei Nove nel Palazzo Pubblico di Siena - e il fuoco in rapporto alla malattia che del santo porta il nome), presenta una balza dove viene raccontata la via del sale, importantissima per l’economia della città di Volterra.

La chiesa, che separa geometricamente la città dominata dall’Acropoli da quella che si sviluppa verso la valle dell’Era, fu fatta edificare nel 1470 dai frati ospedalieri di Sant'Antonio di Vienne, un antico ordine monastico-ospedaliero medievale che si occupava principalmente della cura degli ammalati del “fuoco di S. Antonio”. A sottolineare l’origine della costruzione, il tipico “Tau”, segno distintivo dell’ordine, impresso su un pilastro laterale della facciata. 

Viola Luti
© Riproduzione riservata


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