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Attualità martedì 04 novembre 2014 ore 06:10

La riabilitazione cardiologica è meno efficiente

La lettera di un paziente che ogni anno dalla Puglia viene nell'ospedale volterrano per le cure: non solo l'atmosfera è cambiata dopo la riorganizzazione



VOLTERRA — Angelo Sgobio è stato operato nel 2010 a Pisa; da allora ogni anno arriva da Taranto per fare un periodo di trattamenti nel Reparto di Riabilitazione Cardiologica di Volterra. Ha deciso di scrivere una lettera indirizzata alla stampa, ma soprattutto all'Auxilium Vitae, al direttore Sanitario Aziendale Usl 5 Pisa ed al Sindaco di Volterra per spiegare cosa è cambiato.
Come spiega il signor Sgobio nella sua lettera, i risultati ottenuti a Volterra durante l'ultimo suo ricovero non sono gli stessi degli anni precedenti e la causa sarebbe la riorganizzazione dei due reparti di riabilitazione cardiologica e respiratoria.
Il paziente scrive che "la notizia del ridimensionamento e della riorganizzazione gestionale e operativa di un reparto di eccellenza, come universalmente viene riconosciuto il Reparto di Riabilitazione Cardiologica dell'Ospedale di Volterra" ha provocato in lui uno "spiacevole effetto".  L'uomo parla di sè come di "un paziente provato qualche anno fa da problemi di salute" che si è trovato durante l'ultima degenza "in una situazione surreale" e illustra che "questa sensazione deriva dalla constatazione di non aver trovato più quell'atmosfera vissuta da paziente nel corso degli ultimi anni che gli (ndr) aveva consentito, insieme a tanti altri, di conseguire apprezzabili risultati di recupero psico-fisico". "Risultati - spiega - che sono frutto della felice combinazione di diverse componenti che consentono al reparto di avere un valore aggiunto particolare". Tra queste Sgobio annovera "la terapia medica, forte dei protocolli clinici all'avanguardia applicati e della professionalità dell'equipe medica; la fisioterapia, imprescindibile pratica di allenamento muscolare e respiratorio necessario a raggiungere una quotidianità di vita più attiva possibile; il sostegno psicologico, con la fondamentale funzione di comprensione dei nostri stati d'animo e di rielaborazione del nostro futuro stile di vita; la socializzazione, ovvero la possibilità di trovare una confidenza fraterna tra pazienti e personale medico, infermieri, fisioterapisti e oss che crea un clima famigliare in cui i pazienti si trovano stimolati e incoraggiati". Infine, il paziente cita "il contesto locale che stimola a riprendere una vita attiva attraverso piccoli rituali quotidiani, ad esempio spostamenti nei dintorni, attraverso contatti umani e momenti evasivi consentiti e autorizzati, il tutto al fine di fornire ai pazienti un prezioso effetto motivante che contribuisce felicemente al reinserimento nel contesto sociale di appartenenza".
"Per questi motivi - si legge nella lettera - finora si poteva contare su un reparto che si prefiggeva l'obiettivo di raggiungere una decorosa qualità della vita per i pazienti". Sgobio aggiunge che "al contrario, da alcuni mesi a questa parte, è in atto una manovra della direzione dell'ospedale che ha prodotto un accorpamento dei reparti di Riabilitazione Cardiologica e Respiratoria, distinguendo i pazienti in due categorie di assistenza: alta intensità di cura e bassa intensità di cura". Per il signore di Taranto "questa decisione è stata oltremodo incauta ed ingiustificata perché i due reparti sono incompatibili per diversi motivi". Tra le motivazioni di Sgobio si legge che "più che dall'intensità di cura, la differenza tra i due reparti è data dalla prospettiva con cui i pazienti vi si rivolgono: i malati cardiologici sono persone che dopo un evento accidentale hanno avuto un'altra occasione di vita e si trovano lì per imparare le regole per gestire questa nuova vita; al contrario, i malati respiratori sono persone che cercano con tutte le forze di opporsi alla loro patologia ed il periodo nel reparto serve come rafforzamento delle loro risorse personali".
Il paziente cita poi "considerazioni di carattere metodologico: la commistione di procedure con caratteristiche terapeutiche, riabilitative e assistenziali differenti causa un sovraccarico sul personale con sgradevoli rallentamenti nel regolare svolgimento delle pratiche giornaliere di terapia, fisioterapia, assistenza infermieristica e sanitaria (ricoveri, visite mediche, somministrazione farmaci, esami clinici, controllo dei parametri, attività ginnica, igiene dei non-autosufficienti, ecc.) e finanche nelle routine quotidiane della distribuzione di colazione, pranzo e cena".

Sgobio scrive poi che il suo "ritorno in reparto dopo un anno di assenza, per i consueti controlli e le pratiche di riabilitazione, ha procurato l'impressione di essere stati retrocessi ad una categoria inferiore". "Fuor di metafora, ma anche fuori dai denti - aggiunge - sembra proprio che si siano volutamente abbassati gli standard di qualità delle pratiche riabilitative e sminuito il valore del reparto dal punto di vista professionale".

Secondo il paziente "sarebbe stato più saggio salvaguardare quel reparto, attrezzarlo al meglio, tenerlo in perfette condizioni di funzionamento per quanto riguarda strutture e apparecchiature, munirlo di personale sufficiente, organizzarlo per far fronte ad ogni esigenza sanitaria e soprattutto preservarlo da qualsiasi manovra o strategia aziendale/politica che ne metta a rischio la continuità".

"Ampliando il discorso ad un livello più generale - aggiunge Sbobio - fa storcere il naso il fatto che in una nazione in cui la sanità è a macchia di leopardo si è pensato bene, anzi male, di oscurare le perle invece di farle luccicare".

"E' auspicabile - si legge nella lettera - che non si giustifichi questa operazione inaccettabile con meschine motivazioni di spending review o a fantomatiche riduzioni delle richieste di ricovero perché vorrebbe dire aggiungere altro danno a quello già fatto".



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