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Attualità sabato 26 novembre 2016 ore 14:42

Un black friday che ha funzionato a metà

Bene le grandi catene soprattutto di elettronica, male i negozi. Confcommercio e Confesercenti su scala locale non sono riusciti a suscitare interesse



PISA — Se era la prova generale per il Natale ( manca meno di un mese ) la conferma è arrivata. Nell'immaginario collettivo degli italiani, anche in provincia di Pisa, gli smartphone, le play station e le macchine fotografiche digitali, superano di gran lunga nella lista dei desideri il classico bel paio di scarpe, il soprammobile o il profumo.

Così il Black friday, il venerdì nero dedicato agli acquisti scontati ( ennesima moda importata dall'America, ma, attenzione, anche in questo caso i cinesi arrivano prima e celebrano la giornata dello shopping con grandi sconti e grandi giri di affari il giorno 11 novembre ) è stato un successo soprattutto per chi ha fatto della progressiva digitalizzazione della nostra vita il suo core business.

Code, gente e acquisti in salita nei marchi dedicati ad elettronica, informatica, telefonia, videogiochi, software e anche film e musica. Tra Pisa e Pontedera, passando per Navacchio è stato un venerdì ok per i vari Mediaworld, Comet, Euronics, Unieuro, dove gli scontrini battuti sono stati molti più  del solito.

"C'è chi ha approfittato di prodotti scontati anche del 30 o 40 per cento per fare acquisti anticipandosi per i regali di Natale o chi si è levato uno sfizio pagando meno di quanto avrebbe fatto appena 24 ore prima", ci dicono da una grande catena di elettronica di Pisa.

In realtà i veri vincitori di questo giorno un po' pazzarello sono state le piattaforme di transazione on line: solo in Italia Amazon ha toccato il record di dodici prodotti venduti al secondo: tablet, smartphone, memorie usb e anche spazzolini elettrici.

Ok, è finita la crisi? No, attenzione. Abbiamo cambiato solo le nostre abitudini. E qui veniamo alle note più dolenti. Quelle legate al commercio tradizionale.

Prima nota: Confcommercio e Confesercenti, le due principali organizzazioni di commercianti italiane e della provincia di Pisa, ce l'avevano messa tutta per incentivare i propri associati agli sconti. Il risultato è che, essendo una adesione su base volontaria, qualcuno li ha fatti e altri no e questa è la prima nota stonata.

La seconda, per testimonianza raccolta, è che c'è stato chi si è trovato ad entrare in un negozio del centro di Pisa che aderiva al "Black friday" per scoprire che alcuni prodotti erano scontati e altri no.

La terza è che se è vero che si è vista più gente in giro di venerdì, rispetto al solito, soprattutto nei due corsi di Pisa e Pontedera, le capitali commerciali della provincia, molti sono andati a vedere ma questo ha coinciso con maggiori acquisti solo in alcuni casi. "Da noi sono entrati e hanno comprato" - ha detto la commessa di una attività pontederese, mentre altri hanno solo parlato di maggiore afflusso che poi non si è tradotto in numeri.

La quarta è che soprattutto nel settore dell'abbigliamento chi ha marcato il segno più sono state soprattutto le grandi catene ( come Ovs ), che dispongono di mezzi, strategie e marketing e non i negozi del piccolo commercio.

La quinta è che se togliamo appunto Pisa e Pontedera e il centro commerciale di Navacchio ( dove comunque dominano i grandi marchi ), i cosiddetti CCN - centri commerciali naturali - di fatto non esistono o sono limitati a poche sparute attività ( vedi Cascina, San Giuliano, San Miniato, Ponsacco e l'elenco potrebbe continuare ) destinate prima o poi a sparire per l'effetto di un modo di fare acquisti completamente cambiato.

"Lo sa cosa mi succede?" - ci confessa un commerciante del centro di Pisa - "Vengono da me, provano un paio di scarpe, vedono che stanno bene e poi tornano a casa e le comprano on line".

Insomma il mondo cambia velocemente e bisognerebbe che anche chi si occupa di tutelare gli interessi della categoria stesse al passo. Confcommercio e Confesercenti non riescono ad essere regista, autore, sceneggiatore, attore, per cercare di trovare soluzioni ad un copione che altrimenti rischia di essere già scritto, uscendo dalla retorica e dalla troppo spesso auto referenzialità sindacale sempre più protesa a mantenere un asset tecnico, politico ed amministrativo.

Prodotti, servizi, offerte e consumi cambiano con la nuova economia e la nuova socialità che oggi passa sempre attraverso la rete. Un nuovo mezzo che va veloce non si prende in corsa e quando fa comodo. Salendo al volo, con vecchi arnesi e bagagli del secolo scorso, si rischia di fare del male a noi ed ai nostri compagni di viaggio che hanno bisogno di nuovi strumenti e idee moderne.



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