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Sabato 04 Luglio 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

Tutti morimmo a stento (2)

di Adolfo Santoro - Sabato 04 Luglio 2026 ore 08:00

Foto di: ChatGPT

L’ondata di caldo estremo che ha colpito l’Europa nella seconda metà di giugno 2026 ha dato una breve tregua, ma i metereologi avvertono che tra poco ricomincerà peggio di prima. È l’impatto reale della crisi climatica sul continente.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha comunicato inizialmente oltre 1.300 decessi in eccesso collegati direttamente alle temperature record a partire dal 21 giugno. Tuttavia, i singoli monitoraggi nazionali indicano che il bilancio effettivo è sensibilmente più alto: in Spagna il Ministero della Salute ha stimato 1.028 morti nel solo mese di giugno attribuibili alle temperature anomale; in Francia l’agenzia per la salute pubblica ha stimato circa 1.000 decessi in più rispetto alla media stagionale nel corso del picco della settimana dal 24 giugno; decine di picchi di mortalità e incidenti fatali legati al clima si sono verificati in Germania, Italia, Belgio e Regno Unito.

Molti bambini ora dormono al fondo del Sand Creek, come cantava Fabrizio De André: in Francia 4 bambini tra i 18 mesi e i 4 anni sono stati dimenticati all’interno di auto sotto il sole cocente e si sono verificati più di 55 annegamenti, molti dei quali erano bambini o adolescenti; in Germania si contano 26 decessi per annegamento.

L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente sulla Terra con un riscaldamento che è doppio rispetto alla media globale; 150 milioni di persone vivono sotto ondate di caldo estremo e spesso convivono con il loro killer silenzioso, cioè in case, luoghi di lavoro e scuole che non sono stati costruiti per queste temperature e i bambini piccoli e gli anziani sono le fasce più esposte a rischi severi di disidratazione e colpi di calore: gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di CO2, di cui la maggior parte legata al riscaldamento, ma con una quota in forte crescita anche per il raffreddamento.

Secondo l’Ue, nel 2025 sono stati persi 93 miliardi a causa dei cambiamenti climatici, tra eventi estremi, incendi e inondazioni.

Secondo l’agenzia europea Copernicus, lo scorso giugno le temperature superficiali del mare globali hanno superato i livelli record del 2023 e del 2024 nello stesso periodo dell’anno: questo record avrà conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini. Per l’insorgere del periodico aumento della temperatura dell’Oceano Pacifico, chiamato El Niño, gli oceani stanno diventando sempre più caldi; ne consegue che l’atmosfera resta calda più a lungo e che le tempeste ricevono energia supplementare, aumenta l’evaporazione, accrescendo così il rischio di precipitazioni estreme e inondazioni, di innalzamento del livello del mare e di scioglimento dei ghiacciai.

Siamo di fronte all’inizio di una nuova fase, che rende ancora più angoscioso e problematico il futuro!

Nel frattempo i ricchi continuano a consumare risorse e i poveri continuano a guardarli in televisione: il presidente della FIFA, Gianni Infantino, amico di Trump e degli amici degli amici di Trump, ha assistito a tutte le partite disputate finora in questo Mondiale di calcio spostandosi col suo jet privato: questo jet ha generato 24 partite in 17 giorni hanno generato 516 tonnellate di CO2, cioè quanto78 persone fanno mediamente in un intero anno.

Mentre il centrodestra sta continuando ad attaccare ogni politica green, a favorire le lobby del gas, del fossile e del nucleare, a cementificare e a ricavare profitto dalle disgrazie altrui, che cosa fa la sinistra? A volte è una copia peggiore della destra, altre volte fa le stesse cose della destra: quasi 5 milioni di italiani hanno seguito finora il Mondiale insieme a Infantino. E, nel frattempo, non si accorge che il caldo è il risultato delle nostre scelte, anche politiche, e attende ancora prima di dichiarare quali scelte farà nelle elezioni del 2027.

Il caldo è una questione politica urgente, che non è uguale per tutti, perché dipende da tutto ciò che facciamo, da come ci muoviamo, mangiamo e da come viaggiamo: il caldo esprime noi stessi. E colpisce in maniera diseguale ricchi e poveri, accentuando ed esacerbando le differenze sociali. La sinistra, al meglio, soffre di negazionismo ecologico comportamentale: promuove politiche climatiche, ma i comportamenti quotidiani adottati dai leader o dagli elettori di sinistra si adeguano a uno stile di vita iper-consumistico, all’uso di jet privati per vertici ambientali e a modelli di globalizzazione che aumentano l’impronta ecologica. A livello macro-politico c’è il conflitto lavoro/ambiente: la sinistra storica è nata per difendere la classe operaia e il lavoro industriale e, quando l’ecologismo è diventato centrale, si è aperto un cortocircuito ideologico; il caso dell'ex ILVA di Taranto è l’esempio da manuale: la sinistra politica e sindacale si è trovata per decenni scissa tra la tutela della salute/ambiente e la difesa di migliaia di posti di lavoro in un’industria altamente inquinante; scegliere la transizione ecologica radicale significa accettare la chiusura o la pesante ristrutturazione di settori industriali, scontrandosi con la propria base elettorale storica. Le necessarie politiche ecologiche sono fatte in modo ideologicamente goffo, senza valutare la complessità della realtà: la protesta dei Gilet Gialli in Francia originò in risposta a una tassa sul diesel voluta per motivi ambientali. La sinistra fatica a conciliare la transizione ecologica con la giustizia sociale, finendo spesso per rallentare la prima per paura di penalizzare la seconda.

A livello di comportamenti individuali, la sinistra viene additata come radical chic o sinistra ZTL (le aree centrali e benestanti delle città), dove l’ecologismo rischia di diventare uno status symbol estetico piuttosto che una pratica integrata. La giustizia climatica globale non dovrebbe consistere negli alti volumi di consumi e negli acquisti frequenti di tecnologia (smartphone, fast fashion), la cui produzione è delocalizzata e inquinante. La mobilità sostenibile non dovrebbe riguardare l’uso frequente di voli aerei (anche low-cost per weekend lunghi) per turismo, che è una delle attività a più alta impronta di carbonio individuale. La critica al capitalismo estrattivo non dovrebbe riguardare l’investimento dei propri risparmi in fondi comuni o banche tradizionali che finanziano, direttamente o indirettamente, le energie fossili. L’alimentazione a basso impatto non dovrebbe riguardare l’acquisto di prodotti bio o esotici (es. avocado, quinoa) che viaggiano per migliaia di chilometri, con una logistica pesante, preferiti alla filiera corta locale solo per trend culturale.

La psicologia sociale spiega questo fenomeno attraverso il ragionamento motivato: tendiamo a giustificare le nostre eccezioni personali per non subire il peso cognitivo dell’incoerenza. Ci si convince che comprare locale o votare bene compensi il volo intercontinentale o l’uso dell’auto privata. L’ideologia diventa così uno scudo morale: sentirsi dalla parte giusta della storia riduce il senso di colpa per comportamenti che non si è disposti a sacrificare. Ma a sinistra c’è qualcuno che si accorge di queste contraddizioni?

Nelle isole sembra di sì! L’8 agosto ci sarà il corteo a Messina No Ponte: il progetto del ponte viene rilanciato come infrastruttura dual use, che accontenta gli appetiti speculativi dei costruttori e i guerrafondai che chiedono una migliore connessione tra le numerose basi militari presenti in Sicilia e il continente.

E in Sardegna è accaduto che il governo ha dovuto revocare, a seguito di un movimento popolare, la ZES (Zona Economica Speciale) al progetto di speculazione globale travestita da sviluppo Tavolara Bay sulla costa di Loiri Porto San Paolo, nella Cala Finanza. Le ZES sono aree geografiche delimitate, in cui le imprese godono di forti agevolazioni fiscali, incentivi per le assunzioni e una burocrazia semplificata. In Italia, dal 2024, tutti i territori del Mezzogiorno sono stati accorpati in una grande ZES Unica per attrarre investimenti e favorire lo sviluppo. I principali vantaggi di questa misura per chi fa impresa includono credito d'imposta (sostanziosi bonus fiscali sull'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive) e semplificazione burocratica (procedure accelerate e tempi certi per l’avvio o l’ampliamento di attività. La revoca della ZES non è solo un atto tecnico: è la certificazione politica che la Sardegna non accetta di essere trattata come una zona franca per operazioni speculative. La risposta dei Sardi è stata un effetto della consapevolezza che il territorio non è una merce, che la costa non è un asset, che la comunità non è un ostacolo, ma un soggetto politico. Cala Finanza ha unito generazioni diverse, sensibilità diverse, territori diversi e ha dimostrato che la mobilitazione dal basso può ribaltare decisioni già scritte, che la partecipazione può fermare la macchina della speculazione, che un popolo unito può difendere la propria terra.

Sulla vicenda della speculazione immobiliare di Cala Finanza stanno emergendo particolari inquietanti, ma non proprio inaspettati. Un’inchiesta del 24 giugno 2026 del Corriere della Sera ha fatto luce sugli intrecci societari presenti nell’affare immobiliare e sull’ipotesi di un finanziamento pubblico in favore dell’iniziativa speculativa. La speculazione era ispirata da una società brasiliana, che avrebbe voluto costruire in una cinquantina di ettari di macchia mediterranea e in decine di ettari del retroterra un hotel a 5 stelle, 30 ville, ristoranti, servizi commerciali e turistici, un porto turistico e un campo da golf.

Per ora la Sardegna ha vinto la battaglia contro la speculazione dei ricchi! Riuscirà il resto d’Italia a vincere la guerra e a cacciar via i ricchi affaristi dal Bel Paese?

Adolfo Santoro

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