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lunedì 05 dicembre 2022

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

L'avidità

di Adolfo Santoro - sabato 11 giugno 2022 ore 07:00

L’avidità è il fondamento della modalità dell’Avere, l’essenzialità è quello dell’Essere

L’individualismo, proprio dell’emisfero sinistro, trova il suo corrispettivo nel fondarsi nel giudizio ottimistico circa la proprietà privata, il profitto e il potere. Questo fondamento suona così: “Dove e come la mia proprietà sia stata acquisita e quel che io ne faccio, non riguarda nessun altro all'infuori di me; finché io non violo la legge, il mio diritto è illimitato e assoluto.”. La proprietà, considerata come un evento naturale, è definita privata perché priva, porta via all’altro la possibilità di usare o godere di un bene.

Ma l’emisfero destro contempla la possibilità di altre forme di proprietà: è “mio” quello che produco e solo nel momento che lo produco; è “mio” quello che, al bisogno, posso mettere a disposizione degli altri; è “nostro” quello che viene trattato con rispetto da tutti noi. È “mio”, pertanto, il minimo essenziale per vivere, quello che mi assicura il diritto alla vita.

Il nativo americano Heinmont Tooyalaket, dei Nez Percés, riflette:

“La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare... La terra fu fatta senza linee di demarcazione, e non spetta all'uomo dividerla... Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. L'unico che ha il diritto di disporne è chi l'ha creata. Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra.”.

Tatanga Mani, capo indiano della tribù degli Sioux Oglala, conosciuto come Toro Seduto, osserva:

“Vi è molto di folle nella vostra cosiddetta civiltà. Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro, fino a che ne avete così tanto, che non potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo. Voi saccheggiate i boschi e la terra, sprecate i combustibili naturali. Come se dopo di voi non venisse più alcuna generazione, che ha altrettanto bisogno di tutto questo. Voi parlate sempre di un mondo migliore mentre costruite bombe sempre più potenti per distruggere quel mondo che ora avete…. Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non é chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.”.

Un altro nativo americano Onondaga, Orens Lyon, riflette:

“L'uomo talvolta crede di essere stato creato per dominare, per dirigere. Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto. La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì è quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L'uomo non ha ne potere, ne privilegi. Ha solamente responsabilità.” .

Tuiavii, il mitico capo di una tribù delle isole Samoa in visita in Europa, così commentava i comportamenti di Papalagi, cioè dell’uomo bianco:

“«Lau» nella nostra lingua significa mio, e anche tuo: sono quasi la stessa cosa. Nella lingua del Papalagi invece non ci sono parole con significati più diversi di «mio» e «tuo». È mio quel che appartiene unicamente e solamente a me. Tuo è quel che appartiene unicamente e solamente a te. Per questo II Papalagi dice di tutto quel che si trova vicino alla sua capanna: è mio. Nessuno vi ha diritto eccetto lui stesso. Ovunque tu vada dai Papalagi, ovunque tu veda qualcosa nelle sue vicinanze, sia esso un frutto, un albero, acqua, foresta, un mucchietto di terra, c'è sempre qualcuno che dice: «Questo è mio! Guardati dal prendere quel che è mio!» Se tu lo fai, ti urla contro, ti chiama ladro, una parola che rappresenta una grande vergogna, e solo perché hai osato toccare il «mio» del tuo prossimo. Accorrono gli amici e i servitori delle supreme autorità ti mettono in catene e ti portano in prigione, e sei disprezzato per tutta la vita.”.

Il Papalagi è, in realtà, un ladro della Natura:

“I più derubano Dio senza ritegno. Non sanno fare diversamente. Spesso non si accorgono nemmeno di fare qualcosa di male: proprio perché tutti fanno così senza darsi pensiero e provare vergogna. Alcuni ricevono il loro molto «mio» dalle mani del padre al momento della nascita. A ogni modo Dio non ha quasi più niente, gli uomini gli hanno preso quasi tutto facendone il loro «mio» e «tuo»….”.

Adolfo Santoro

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