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Attualità giovedì 03 settembre 2015 ore 16:45

Salina in "profonda e transitoria difficoltà”

La Direzione Aziendale della Locatelli, che detiene la maggioranza dell'ex salina di Stato, ha incontrato le rappresentanze sindacali



VOLTERRA — Sono 40 i posti di lavoro diretti dello stabilimento di Saline di Volterra dove si produce il sale più puro d'Italia. Posti di lavoro alla ex Salina di Stato che ora versa in condizioni difficili e per la quale servono soluzioni.

Si è svolto ieri, 2 settembre, un incontro tra le Organizzazioni Sindacali, le Rsu e la Direzione Aziendale della Locatelli, assistita dai propri tecnici e consulenti. La bergamasca Locatteli, lo ricordiamo, è proprietaria al 75 per cento dello stabilimento, avendo acquisito questa quota nel 2014 da Atisale. Atisale che era subentrata ai Monopoli di Stato e che detiene ancora il 25 per cento dello stabilimento di Saline. Società che al momento è in amministrazione controllata.

"L'incontro - spiegano in una nota i sindacati FAI/CISL  FLAI/CGIL e UILA/UIL di Pisa - richiesto in seguito a quanto emerso nell'assemblea dei lavoratori del 31 agosto, si è reso necessario a fronte dell'evidente proseguimento delle difficoltà finanziarie in cui versa l'Azienda, manifestatosi anche nella anomala modalità di pagamento dei salari di luglio, comunque regolarizzati nel mese di agosto". Quindi gli stipendi ai lavoratori sono stati poi versati, ma come spiegano le sigle sindacali nel corso dell'incontro con Locatelli "sono state affrontate anche altre tematiche inerenti la questione finanziaria, prime fra tutte la qualità del rapporto con gli istituti di credito locali e la possibilità di accesso ai fondi di finanziamento regionali".

Una situazione difficile, dunque, in cui il problema imminente sembra essere quello della liquidità e dell'accesso al credito con i vari istituti. 

Come spiegano i sindacati la proprietà ha "smentito alcune drammatizzazioni circolate precedentemente all'incontro, sia per quanto riguarda una imminente ed acuta crisi aziendale, sia per quanto riguarda la possibilità di un conseguente cambio di proprietà". Ha però "confermato una situazione finanziaria nella quale permangono forti elementi di criticità, soprattutto per quanto riguarda l'insufficiente liquidità a disposizione; criticità ad oggi ancora irrisolte nel rapporto con gli istituti di credito locali".

L'azienda ha confermato di aver ricevuto, dai soggetti competenti, il riconoscimento di azienda “energivora”, con conseguente adeguamento delle tariffe energetiche. Resta da definire "una necessaria rateizzazione del pregresso con la Società erogatrice". Vale a dire che ci sono delle bollette energetiche, anche piuttosto salate, che andranno saldate.

Il riconoscimento di azienda “energivora” e l'adeguamento delle tariffe energetiche, proseguono i sindacati, "determina un dato economicamente positivo, da abbinare ai livelli produttivi dei mesi di giugno e luglio che, a detta della proprietà, rappresentano il punto di pareggio nel rapporto costi/ricavi aziendali".

Per Cgil Cisl e Uil "è evidente che, la situazione di un'altra importante azienda della Val di Cecina, è ad un punto di snodo delicato e fondamentale". "L'azienda deve individuare, nel rapporto con i principali fornitori e i vari canali di credito e finanziamento - spiegano - le soluzioni per superare quello che la Direzione definisce 'un momento di profonda e transitoria difficoltà', in modo da reperire risorse per una continuità e regolarità del pagamento delle varie competenze, oltre a quanto serve per gli investimenti necessari alla fase di realizzazione del Piano Industriale, presentato in Regione nella scorsa primavera". Dunque finanziamenti che servono per pagare fornitori e stipendi e per adeguare gli impianti, secondo quel business plan già presentato dalla proprietà in Regione lo scorso giugno.

In questo contesto il sindacato e i lavoratori "sono, come sempre, disponibili a fare la propria parte, in presenza di poche e chiare condizioni imprescindibili: la prosecuzione ininterrotta dell'attività produttiva e la valorizzazione ulteriore della straordinaria risorsa naturale di cui la zona dispone; il mantenimento dei livelli occupazionali in una normale e regolare dinamica delle competenze, l'assenza di elementi di ambiguità e strumentalità amministrativa con una definizione chiara della composizione societaria attuale e prospettica".

"In considerazione dell'importanza fondamentale che l'intera vicenda riveste - concludo i sindacati -  si ritiene opportuno, analogamente a quanto fatto per altre aziende, un coinvolgimento dei livelli istituzionali, sia locali che regionali, per gli ambiti di competenza sugli argomenti esposti e per i livelli di responsabilità verso una importante e storica azienda del territorio".

Una situazione difficile, dunque, intricata e che ha anche implicazioni sul tema delle concessioni minerarie. Per la quale lavoratori e sindacati chiedono un intervento istituzionale.



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