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domenica 15 settembre 2019

Interviste mercoledì 18 giugno 2014 ore 11:00

Stefano Toncelli in arte Borrkia: due facce della stessa medaglia

A tu per tu con il musicista della Borrkia Big Band e de Il Maniscalco Maldestro



VOLTERRA — Stefano Toncelli, in arte Borrkia, è ormai un veterano della scena musicale di Volterra e della Val di Cecina: è leader della Borrkia Big Band e batterista del Maniscalco Maldestro, ma è anche produttore discografico della La Fattoria Maldestra realtà discografica e laboratorio creativo multimediale nato nell’inverno del 2008, un insegnate di musica presso le scuole del territorio.

Stefano Toncelli e Borrkia: chi sono queste due identità?
“Sono sempre io: in veste Borrkia mi sento il cantante della Borrkia Big Band ed il batterista del Maniscalco Maldestro. In quanto Stefano Toncelli sono un padre ed un marito felice, un cittadino come tanti della zona, di Saline dove sono nato e cresciuto, di Volterra dove vivo. Riesco ad avere questi due lati, che sono due lati veri, sinceri, però sono due vere e proprie personalità”.

Da tanti anni fai musica a Volterra e in Val di Cecina, sei un personaggio conosciuto e adesso anche un insegnante, ti piace quello che fai?
“La musica per me è una passione: sono tanti anni che suono, dalla fine degli anni '80. Credo di averci messo sempre tanta passione e questo mi ha portato a suonare in jam session o in progetti con tanta gente della zona, con i quali poi ho stretto ottimi rapporto e siamo rimasti sempre amici. Ora chi è diventato genitore mi ha mandato anche i figli ad imparare la musica ed è molto bello”.

Qual'è il futuro della musica in questa zona, soprattutto per te che insegni ai ragazzi?
“Una scena musicale importante è sempre stata molto presente qui in Val di Cecina e le nuove generazioni ci sono per continuare a coltivare questa passione, con nuovi progetti. Certo i tempi sono cambiati, è diversa la comunicazione, diverso l'approccio a formare un gruppo. Noi della vecchia generazione, come me ed altri insegnanti che conosco e che hanno come me molti giovani allievi musicisti, ci stiamo impegnando per far sì che questa scena musicale della zona resti in piedi. Per noi l'obiettivo è quello sì di lavorare quando si insegna,ma anche fare in modo, avendo una passione, che nel futuro questa passione sia viva anche nella felicità degli allievi e delle nuove generazioni. Ci auguriamo che i ragazzi vadano a suonare e che si divertano, come facciamo ed abbiamo fatto noi”.

Oggi, secondo te, è più difficile fare musica?
“Sicuramente sono cambiate le abitudini: oggi la vita in casa, dentro le mura, è un po' più comoda, anche se c'è questa crisi non è che poi la si sente più di tanto. In casa abbiamo tutti internet, la televisione con tanti canali, un sacco di comodità e distrazioni che ti portano a stare tanto tempo in casa e che ti portano a comunicare più via virtuale, che di persona.
Quando eravamo ragazzi noi, e tanto più quelli prima di noi, non c'erano i cellulari quindi se dovevi parlare con una persona la chiamavi a casa, oppure andavi al bar, tanto sapevi che l'avresti trovata lì. Prima in casa c'era poco da fare: quando avevo 17-18 anni io in casa ci mangiavo, ci dormivo, ma poi il resto del tempo lo passavo fuori, dovevo uscire per veder gli amici, per suonare con il mio gruppo, per praticare uno sport. Oggi ognuno di noi ha il mondo dentro la propria casa, dalla camera riesce a comunicare col mondo esterno tramite i social network e in un certo senso si vive quella vita virtuale, trascurando quella che è la vita vera fuori”.

Alessandra Siotto
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