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Attualità martedì 15 novembre 2016 ore 13:41

Il manicomio in bianco e nero

Foto di Alessandro Squilloni

Le foto di Alessandro Squilloni raccontano l’ospedale psichiatrico denunciando la deformazione dei volti, la trascuratezza dei corpi e l’abbigliamento



VOLTERRA — Il manicomio è stato parte integrante della storia di Volterra dagli inizi del ‘900 fino all’applicazione della Legge Basaglia del 1978. La sua importanza deriva non solo dal radicamento nella realtà lavorativa, ma anche dalle personalità che sono state presenti e attive dentro l’ospedale, rendendolo una struttura rilevante a livello nazionale, per numero di ammalati e per la fama dei suoi direttori.

La realtà manicomiale, negli ultimi anni, ha catalizzato l’attenzione di studiosi e di artisti.

Le fotografie di Alessandro Squilloni contenute nel volume H24 Memorie visive di un’internata, raccontano passato e presente del vecchio ospedale psichiatrico.

Gli edifici, un tempo espressione di un’architettura razionalista e magniloquente, adesso nel loro abbandono e fatiscenza, riflettono paradossalmente il viaggio, attraverso la follia, di molti ammalati che, dalla normalità fisica, passavano alla devastazione e al degrado. Il trattamento e la concezione psichiatrica producevano, infatti, effetti terribili sia sull’equilibrio mentale sia sui tratti somatici.

Le immagini denunciano la deformazione dei volti, la trascuratezza dei corpi e l’incuria e la sporcizia dell’abbigliamento inevitabili in un contesto in cui, come dice Franco Basaglia, il malato di mente entrava “nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’”.

Le foto di alcuni pazienti, recuperate dall’archivio dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra, e le immagini dei padiglioni abbandonati sono una premessa. Il lavoro creativo, che occupa la parte centrale del testo, è legato alla sovrapposizione delle figure dei degenti ai locali che li avevano ospitati.

L’inscindibilità dei corpi con i luoghi che li hanno contenuti e imprigionati, l’impossibilità di dimenticare la sofferenza e il dolore di tutti coloro che sono stati umiliati della struttura esprimono la parte concettuale e sono l’essenza del libro.

Le figure fantasmatiche, presenti nella documentazione di Squilloni, sembrano, dunque, condannati a restare gli ostaggi di un’evasione impossibile.

L’assenza del colore diventa simbolo della fissità esistenziale e della malattia mentale come esclusione dalla società e dalla sua vita quotidiana. Un’opera, quindi, che serve a ricordare e a capire un dramma per molto tempo rimasto sepolto.

Alessandro Squilloni è nato nel 1961 a Montopoli in Val D'Arno e vive a Santa Croce Sull'Arno.

Le sue opere sono esposte in numerosi musei, tra i quali anche "The Museum of Modern Art" di New York, "Centre Georges Pompidou" di Parigi.

È stato presente in Gallerie e luoghi culturali di rilievo internazionale come a Saint-Paul de Vence in Francia, la Pinacoteca della Certosa di Firenze e il Castello del Valentino a Torino. Su di lui sono stati pubblicati numerosi contributi critici.

Viola Luti
© Riproduzione riservata


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