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Attualità sabato 24 settembre 2016 ore 16:00

Il luogo di accoglienza per gli ultimi

La chiesa di San Girolamo a Volterra

Il convento di San Girolamo è sempre stato un rifugio per i bisognosi e gli emarginati. Tutt'oggi conserva un suo particolare fascino



VOLTERRA — In borgo San Lazzaro, la zona in cui sorge l’Ospedale di Volterra e in cui, fino all’applicazione della legge Basaglia, c’era il vecchio Ospedale psichiatrico, si trova il Convento di San Girolamo i cui lavori furono iniziati nel 1447 per volontà di Cosimo de’ Medici.

La posizione isolata, rispetto al cuore antico del borgo, sembra riflettere il ruolo che, negli anni, l’istituto religioso ha assunto nei confronti dei più bisognosi e di coloro che si trovano ai margini della società. Nella sua Chiesa, prelusa da un chiostro ai lati del quale si trovano due preziose cappelle che racchiudono terrecotte smaltate di Giovanni della Robbia, il restauro dei primi anni Cinquanta ha riportato l’architettura alla semplicità dello stile francescano, valorizzando così la spiritualità originaria del pensiero cristiano rivolto all’uomo. Ad agire in continuità con questa ispirazione, legata in particolare a San Bernardino da Siena, è stato don Vincenzo Guttadaura, figura strategica e promotore di molte attività di accoglienza e di reintegro dal 1992 fino alla sua scomparsa nel 2012. Venti anni in cui, presso il vecchio Convento, hanno trovato protezione e amore gli ammalati di mente privi di ogni legame familiare, i carcerati in attesa di riprendere il loro posto nella società, i familiari dei degenti in recupero presso le strutture dell’Ospedale civile.

Il luogo esprime, dunque, un fascino non solo per le opere d’arte e la sua struttura, ma anche per l’atmosfera emozionale legata ai principi, non solo cristiani, di carità e di solidarietà fatti propri dalla collettività del Borgo e dalla tenacia di un grande sacerdote.

Viola Luti
© Riproduzione riservata

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