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Lavoro giovedì 17 luglio 2014 ore 16:35

Un impianto mobile di prima trasformazione della canapa in Toscana

La proposta dell'associazione Toscanapa con sede legale a Volterra, nata nel 2012 per ricostruire l’intera filiera della canapa



VOLTERRA — Toscanapa è una associazione senza scopo di lucro con sede legale a Volterra, nata nel 2012 per ricostruire l’intera filiera della canapa. Fin dai suoi esordi, come si legge sul sito web ufficiale, sta proponendo con convinzione di realizzare un impianto mobile di prima trasformazione della canapa per la Toscana e per  l'Italia Centrale.
"La logica della filiera corta - spiegano dall'associazione - è un’esigenza imprescindibile per far partire molte produzioni locali collegate alla coltivazione della canapa; infatti, per attivare la filiera, occorre disporre di un impianto di prima trasformazione del prodotto agricolo nelle immediate vicinanze dei campi coltivati a canapa e viceversa, non ha senso coltivare canapa se non si dispone di un impianto a cui conferire le paglie, da cui si ottiene fibra e canapulo".

"Per passare dalla enunciazione delle possibilità di usare la canapa, con la quale si potrebbero produrre, carta, tessili, plastiche e altro, alla introduzione effettiva dei semilavorati di canapa nelle produzioni nazionali - si legge ancora nel sito di Toscanapa - è necessario disporre, quanto più vicino è possibile, della materia prima derivata dalla prima trasformazione degli steli raccolti in campo, la cosiddetta stigliatura, e cioè fibre e canapulo".

"Le macchine adatte allo scopo sono già collaudate da tempo e sono disponibili, sia nuove che usate, in varie forme e combinazioni - spiegano - gli impianti di stigliatura oggi esistenti in Europa in grado di lavorare il prodotto agricolo di ampie superfici coltivate a canapa, sono impianti di grandi dimensioni e richiedono, per essere attivati, di un investimento iniziale consistente, almeno 4-6 milioni di euro; tali impianti sono situati là dove esistono le maggiori estensioni di canapa, prevalentemente in Francia e Olanda".
Secondo l'associazione "conviene realizzare impianti di piccole dimensioni, che si ammortizzano in pochi anni, fortemente collegati alla base agricola, tramite cooperative o consorzi; inoltre, data la frammentazione delle superfici coltivate e la logistica tipica dell’Italia, è opportuno disporre di un impianto, o parte di esso, mobile, che possa essere trasportato nei pressi delle zone coltivate a canapa". Infine secondo Toscanapa "dovremmo spostare l’ottica sul Mediterraneo, dove l’Italia ha una posizione strategica: con il trasporto marittimo in partenza dai porti della penisola, i balcani, la grecia, l’asia minore ed occidentale, il medio oriente, il nord africa, la penisola iberica risultano mercati accessibili a costi contenuti e con minor impatto ambientale".

"La strategia che Toscanapa persegue per far ripartire la canapicoltura, si basa sulla realizzazione di impianti mobili di stigliatura, di piccole dimensioni, studiati e costruiti in maniera modulare, all’interno di telai containers, in modo che possano essere piazzati nelle immediate vicinanze delle terre coltivate a canapa e di un sito di stoccaggio". L'associazione propone poi un economico di massima "che parte dall’ipotesi concreta di acquisire un impianto del costo di 600mila euro".

"Per tutte le ragioni esposte - scrive Toscanapa - riteniamo che questa impresa di trasformazione meriti un attenzione particolare da parte delle istituzioni locali e del mondo agricolo".

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