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Cultura sabato 15 aprile 2017 ore 12:30

Anche gli Etruschi davano i numeri

Simbolo di perfezione, di armonia o di trasformazione, la numerologia dell’antico popolo aveva significati profondi, legati alla religione e al rito



VOLTERRA — Per Pitagora “i numeri regnano sull’universo” e, anche per gli Etruschi, il pensiero deve essere stato simile. Considerate un linguaggio globale, le diverse cifre alludono e sono espressione del volere divino che parla e rivela agli uomini concetti non appartenenti alla quotidianità e incapaci di soddisfare la sola idea di quantità insita nella dimensione elementare di aritmetica.

Se il tre rappresentata in assoluto la perfezione, il dodici, invece, evoca la compiutezza e, in alcune tradizioni, la totalità e l’armonia del creato. Non a caso, per i Rasenna era il numero sacro che raccoglieva le Lucumonie, fondamento della loro nazione. Messaggi cifrati che suggerivano una realtà complessa e percepita come parte integrante di un progetto religioso legato ai misteri del creato. E, proprio alla struttura del mondo noumenico, rimanda anche la distinzione tra pari e dispari. Natura solare per i primi, lunare per i secondi. Non appartenente né all’una né all’altra classificazione, il numero uno che, come definito dal filosofo e matematico di Samo, era parimpari.

Così, anche la cabala etrusca diviene la scala che collega la terra con il cielo.

Viola Luti
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