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Cultura lunedì 16 gennaio 2017 ore 09:30

L’abc etrusco avvolto nel mistero

La lingua dell’antico popolo è ancora sconosciuta. Usavano 22 caratteri grafici, ma sono soltanto 600 i termini di cui sappiamo il significato



VOLTERRA — L’alone di mistero che ruota attorno agli Etruschi è, in buona parte, da ricondursi alla mancata conoscenza della loro lingua. Per apprendere a fondo una civiltà, infatti, è necessario decodificarne il linguaggio. Ma, l’assenza di testi letterari e l’impossibilità di confrontarla con altri idiomi, ha impedito di decifrare interamente i codici etruschi. Ciò che conosciamo, infatti, deriva principalmente dalla traduzione di brevi iscrizioni sepolcrali (graffiti sulle pareti di edifici funebri, urne cinerarie, sarcofagi e stele funerarie) e di incisioni su vasi, ceramiche, buccheri e lamine di piombo o di bronzo.

La sua impenetrabilità e, contemporaneamente, unicità, trova una risposta anche nella classificazione glottologica. Infatti, non appartiene alla famiglia delle indoeuropee, ma rappresenta un’isola linguistica, ovvero la sua popolazione parlava un idioma diverso rispetto a quello degli abitanti dei territori circostanti.

Ma che cosa sappiamo esattamente della lingua dei Rasenna?

Un ruolo centrale lo svolsero i Greci dai cui contatti culturali e commerciali acquisirono, nella seconda metà dell’VIII secolo, i 22, dei 26 caratteri grafici, su cui si fonderà la loro scrittura. Questa, però, verrà assimilata e diffusa nelle lucumonie soltanto agli inizi del secolo successivo. Periodo di cui abbiamo le prime testimonianze epigrafiche che hanno permesso di risalire al significato di circa 600 termini. Lemmi che hanno consentito di tradurre alcuni documenti, ma che costituiscono un dizionario troppo ristretto per poter comprenderne di più articolati. In particolare, i vocaboli conosciuti sono legati al culto delle divinità, alle cerimonie funebri, all’organizzazione civile, alle relazioni familiari e ai gradi di parentela, a oggetti di uso comune, locuzioni temporali e alcuni verbi indicanti azioni quotidiane.

Dotata di una struttura grammaticale semplice, era una lingua agglutinante, ovvero le parole erano formate da una radice unita a suffissi e prefissi che ne specificavano genere, caso, numero e tempo verbale.

Gli Etruschi, proprio come gli ebrei e gli arabi, scrivevano da destra verso sinistra e, nella fase più antica utilizzavano lettere maiuscole, senza distanziare le parole e senza utilizzare i segni di interpunzione. Caratteristiche che verranno introdotte nel IV secolo insieme a semplificazioni grammaticali. L’occupazione romana provocherà la scomparsa indolore della lingua etrusca. Infatti, la parte più colta e sensibile della classe dirigente dell’antico popolo, per continuare a vivere e a commerciare, preferì adattarsi al modo di comunicare dei vincitori.

Viola Luti
© Riproduzione riservata


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