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mercoledì 20 ottobre 2021

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Ulisse

di Nicola Belcari - sabato 05 giugno 2021 ore 09:50

Ulisse, come tutti gli eroi del suo tempo cioè a lui contemporanei, poiché il suo era davvero un tempo di eroi straordinari tutti appartenenti pressoché a una stessa generazione, era innamorato di Elena. Come avrebbe potuto non subire la malìa della donna del fato, la più bella e pericolosa del mondo? 

Quel primato indiscusso suscitava l’amore e non solo il desiderio. Il fascino sovrumano, stabilito dagli dèi, aveva una conseguenza: l’impossibilità di non volersi unire a lei, di preferirla rispetto ad altre. Sono condizioni mitiche. Nella realtà le donne sono tutte belle e tutte in modo diverso ed è per questo che è possibile che ciascuna abbia un proprio spasimante. 

I vecchi di Troia, che avevano tutte le ragioni per lamentarsi dei guai che Elena portò loro e alla città, quando la videro non poterono fare a meno di giustificare Paride. Elena dopo dieci anni tornò a Sparta ancora seducente e di una bellezza invincibile. Ulisse invece dopo vent’anni ritrovò la moglie invecchiata, come lui, del resto, tanto che ebbe bisogno di superare un tranello, il letto non spostabile, e di una cicatrice per essere riconosciuto. 

Aveva dovuto combattere per una causa non sua e sopportare mille peripezie. Rinunciò a Calipso perché anche la bella vita viene a noia se non ci sono diversivi. È un’amara lezione per uno spirito inquieto non contentarsi neppure dello stare fin troppo bene.Tornò a casa per nostalgia o per senso del dovere? La nostalgia della propria terra sarebbe divenuta rimpianto del viaggio, delle sue avventure. 

Dal soggiorno nell’“agriturismo” di Circe, matrona dai bei riccioli ma di dubbia reputazione, all’incontro con la dolce Nausicaa, un amore senza speranza. Penelope gli era rimasta fedele o lo aveva tradito con i Proci? Non lo sapremo mai. Tesseva una tela per procrastinare un matrimonio o per non sceglierne uno in particolare e continuare ad andare con tutti ? Se così non fosse che motivo avrebbe avuto il marito di uccidere tutti i pretendenti ? Sarebbe stato semplice dire loro: “Signori, sono tornato !” e, volendo, aggiungere: “Qui non c’è più trippa per gatti”.

Come avrebbe potuto pretendere la fedeltà ? Con una doppia morale ? Il suo comportamento non era stato certo irreprensibile. Ma poi che fare ? Restare con Penelope non era una grande attrattiva. Petulante come molte mogli aveva sempre qualcosa da ordinargli… e si sarebbe potuto fare meglio… sempre scontenta. E pensare che non c’erano ancora la raccolta porta a porta, lo shopping e altre noiose incombenze.

Ulisse, con la scusa di un’oscura profezia (sarebbe partito di nuovo per fermarsi solo presso un popolo che non conosceva l’arte della navigazione) si rimise in viaggio. E di lui non si seppe più nulla.

Nicola Belcari

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