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Cultura venerdì 24 marzo 2017 ore 09:25

Gli schiavi etruschi erano fashion

Nonostante fossero utilizzati come forza lavoro, i servi dell’antico popolo indossavano abiti raffinati ed eleganti come se fossero cittadini liberi



VOLTERRA — Nella la storia antica, la schiavitù rappresentava una componente fondamentale dell’economia. Dagli egizi, agli assiro-babilonesi, dai greci ai romani, passando, inevitabilmente, dagli etruschi. Anche l’antico popolo, infatti, utilizzava gli schiavi come forza lavoro a basso costo che, spesso, costituiva una manodopera particolarmente specializzata. Le cause relative all’origine della loro condizione erano, infatti, eterogenee.

Prigionieri di guerra o di incursioni piratesche, catturati durante le scorrerie negli accampamenti nemici, figli di persone in condizione servile o uomini che avevano perso la propria libertà a causa dei debiti. In ciascun caso erano considerati un bene prezioso da proteggere e, contemporaneamente, da sfruttare. Non godendo di diritti civili e politici, venivano considerati una vera e propria merce che, venduti in specifici mercati, avevano un prezzo in base alle proprie qualità.

Una selezione, infatti, ne evidenziava le caratteristiche principali: età, sesso, nazionalità, aspetto fisico, forza, cultura, capacità tecniche e competenze specifiche che permettevano poi di destinarli a un preciso mestiere. Come artigiani nelle botteghe della città o braccianti nelle campagne, impegnati nelle miniere per l’estrazione dei metalli o come domestici nelle abitazioni delle famiglie più ricche, costituivano il tessuto produttivo della società.

I ritrovamenti archeologici documentano, infatti, come nelle case dei ceti più abbienti lavorassero numerosi schiavi addetti a diverse mansioni. Chi imbandiva la tavola, chi serviva le portate, chi preparava le bevande nelle anfore, chi si dedicava a balli e a canti, tutti contribuivano alle funzioni domestiche e a rendere piacevoli i momenti conviviali.

Difficile stabilire con precisione i rapporti che, nell’antica Etruria, intercorrevano tra padroni e servi. L’eleganza e la raffinatezza delle vesti indossate dagli schiavi ha fatto pensare che il legame fosse più familiare e che la crudeltà delle punizioni e il sadismo di chi le ordinava fossero più blande rispetto a quelle inferte in epoca romana. L’assenza, però, di fonti certe e la documentazione attestano come le frustate fossero un metodo a cui ricorrevano frequentemente.

Oggetti, dunque, di proprietà del padrone, potevano, però, attraverso il denaro accumulato o per meriti specifici, affrancarsi. L’emancipazione prevedeva, in ogni caso, una continuità di dipendenza nei confronti della famiglia che lo aveva acquistato tra cui l’acquisizione del nome gentilizio.

Viola Luti
© Riproduzione riservata

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