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Attualità giovedì 16 giugno 2022 ore 07:30

Dalla Germania all'Italia per la Rems

L'incontro con la delegazione tedesca

Un gruppo di esperti ha visitato la struttura volterrana. Restuccia: "Alla Rems riusciamo a curare le persone oltre alla semplice malattia"



VOLTERRA — Dalla Germania alla Rems di Volterra. Un gruppo di esperti della salute mentale e penitenziaria ha raggiunto la città dell'alabastro per un confronto sull’organizzazione e sulle modalità operative di gestione dei pazienti psichiatrici autori di reato.

Il direttore Giuseppe Restuccia, Ivano Fulceri e Antonella Notaro hanno infatti accolto la direttrice dell’ospedale psichiatrico forense di Ravensburg, il direttore del carcere di Stoccarda, il responsabile della psichiatria penitenziaria ed il responsabile dei servizi socio sanitari della regione Baden-Württemberg.

“Un elemento distintivo della Rems, rispetto alle strutture tedesche, è sicuramente l’elevato turnover che si verifica a Volterra, considerando anche che in Italia vengono accolti pazienti mediamente più gravi in virtù del minor numero di posti letto a disposizione - ha commentato il dottor Restuccia - le Rems della Toscana, che accolgono anche i pazienti provenienti dall’Umbria, possono infatti contare di 39 posti, di cui 30 a Volterra, per una popolazione di circa 5 milioni di persone, mentre la regione del Baden-Württemberg può contare in media su un posto ogni 20mila abitanti".

"Una differenza marcata, spiegabile probabilmente dalla maggior attenzione che noi dedichiamo alla cura della persona oltre la malattia, come da tradizione volterrana, dal buon clima interno e dall’ampio ventaglio di attività terapeutico-riabilitative - ha spiegato - solo così la persona autrice di reato può essere protagonista del proprio percorso di cura e di vita".

"Il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari ha permesso di mettere in atto un nuovo ed efficace assetto assistenziale - ha aggiunto- l’istituzione delle Rems e, soprattutto, la loro collocazione all’interno del circuito assistenziale dedicato ai pazienti non autori di reato, ha certamente favorito l’uscita dall’isolamento in cui versavano gli Opg".

"Infatti l'integrazione tra le due tipologie di utenti costituisce un elemento fondamentale per il superamento dello stigma e il reinserimento nella comunità dei pazienti autori di reato - ha concluso - questa nuova organizzazione, di cui la Toscana è stata antesignana, rende possibile la gestione di pazienti particolarmente problematici, che in passato venivano relegati negli Opg con finalità eminentemente orientate alla semplice custodia".


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