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Cultura martedì 28 marzo 2017 ore 12:30

Gli etruschi importarono i pini

L’albero tipico delle zone del Mediterraneo è divenuto il simbolo del paesaggio italiano, coltivato e diffuso in tutta la penisola



VOLTERRA — Caratteristico del paesaggio italiano, il pino domestico è, molto probabilmente, originario dell’Africa nord o del Mediterraneo occidentale. La sua diffusione nel bel paese fu opera degli etruschi.

La qualità e la resistenza della legna, il valore sacrale che aveva nell’antichità, la bontà dei suoi frutti e l’utilizzo della resina come incenso naturale, come collante e come materiale infiammabile, lo resero una presenza centrale nel territorio dell’Etruria.

Consacrato a Cibele, dea delle forze creatrici e distruttive della Natura, l’albero sempreverde era legato, per le sue caratteristiche, al concetto di morte e di rinascita.

Nella concezione etrusca, infatti, la chioma, simile alla sagoma di un ombrello, proteggeva dalle minacce ultraterrene; le radici sviluppate in orizzontale, avvolgevano il defunto creando una barriera difensiva; il sistema riproduttivo dell’arbusto che genera coni maschili e femminili assicurava una continuità generazionale; infine, racchiusi nelle pigne, dalla forma simile a quella di un uovo, considerato da loro un talismano, i pinoli garantivano una sicura fonte di cibo. L’interesse per il Pinus Pinea, corrispondeva, quindi, al loro senso pratico e commerciale e a una visione armoniosa della vita e della sua bellezza

Viola Luti
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