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Attualità martedì 26 luglio 2016 ore 19:00

Rems, lavorare rischiando la vita

Nuova denuncia di Nursind: "Ci sono detenuti con problemi psichici che hanno commesso omicidi, ma non c'è personale di sicurezza"



VOLTERRA — Una situazione paradossale. Prendete dieci pazienti, ex detenuti con problemi mentali, qualcuno di loro ha anche commesso degli omicidi. Poi prendete degli infermieri, in maggioranza donne, alle prime esperienze di lavoro. Metteteli insieme in una struttura, dieci pazienti, quattro infermieri e nessun agente di polizia o qualcuno che possa intervenire in caso di possibili aggressioni.

Aggressioni che sono già successe, due volte, che potrebbero anche avere conseguenze più gravi rispetto a quanto accaduto fino ad adesso. In questo momento c'è solo la paura degli infermieri e delle infermiere che si ritrovano soli ad affrontare i turni di lavoro. Fuori c'è una guardia giurata ma non può entrare per regolamento all'interno della Rems. Se un paziente dà in escandescenze non c'è uno psichiatra nella struttura che può intervenire, magari per sedarlo. Uno psichiatra reperibile c'è ma non è dentro la Rems.

"Noi siamo stati i primi a tirare fuori la questione a livello pubblico - ha spiegato Daniele Carbocci di Nursind - Eravamo stati informati da alcuni nostri iscritti di alcuni episodi di violenza. Una collega è stata aggredita e minacciata di morte da un detenuto. Abbiamo denunciato l'episodio all'azienda Asl che ha fatto orecchi da mercante. Dopo questo primo episodio ce n'è stato un altro ancora più grave. Una collega è stata sequestrata da un detenuto che l'ha minacciata con un manubrio con cui faceva pesi. Negli Opg i detenuti non avevano neanche una penna per timore che potessero fare o farsi male. Alla Rems gli è stato concesso un attrezzo del genere. Non discutiamo le scelte terapeutiche, si chiaro, ma gli infermieri non sono tutelati".

Dopo gli episodi di violenza c'è stato il primo incontro di Nursind con l'Asl, il sindaco Buselli e le forze di polizia che però non ha sortito cambiamenti: "Oggi non c'è un personale di sicurezza - ha ripreso Carbocci - ma solo gli infermieri e il personale per la riabilitazione psichiatrica. Quest'ultimi sono formati mentre gli infermieri sono nuove leve senza esperienza. La situazione è peggiorata perché Asl pare che adesso prenda solo personale dall'interinale, senza continuità. Infermieri che, vista la situazione, non aspettano altro che cambiare lavoro".

Altro paradosso è l'indicazione che Asl ha fornito agli infermieri: "L'azienda dice di seguire il protocollo - ha chiarito Carbocci - ovvero di andare sempre in due dai pazienti. Ma se sono due ragazze sono vulnerabili. Tra l'altro il progetto Rems a pieno regime prevede prima 14 e poi 28 pazienti".

Carbocci e il Nursind hanno più volte contattato Asl: "L'azienda non sta facendo niente, gli abbiamo chiesto un appuntamento ma non c'è stata data nessuna risposta. A oggi sono accaduti episodi brutti e sgradevoli ma limitati, ma sono persone imprevedibili. Può anche succedere che un paziente uccida un infermiera, può succedere. C'è una guardia giurata fuori, ma non può entrare nella Rems per legge. Quando sono successi episodi di violenza gli infermieri hanno dovuto chiamare i carabinieri. I pazienti sono liberi nella struttura". 

"Non discutiamo che gli Opg fossero lager - ha concluso Carbocci - ma qui non c'è la sicurezza per chi lavora. Noi chiediamo semplicemente che lì dentro ci sia qualcuno che fisicamente abbia la possibilità di intervenire. Abbiamo chiesto incontro all'Asl ma ad oggi non hanno risposto, abbiamo scritto anche alla Regione una settimana fa. Chiediamo risposte".

René Pierotti
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