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Marmolada, la sorella di una dispersa: «Se è vero che c'era stato un avviso, perché non li hanno fermati?»

Cultura giovedì 29 dicembre 2016 ore 16:00

Le case etrusche per l’aldilà

Tomba etrusca

Credendo in una vita dopo la morte gli etruschi costruivano tombe con le caratteristiche delle loro abitazioni. Vere e proprie città ultraterrene



VOLTERRA — Se è vero che esiste una vita dopo la morte, tanto vale non farsi trovare impreparati e organizzare al meglio il soggiorno ultraterreno. Anche se non proprio espresso con queste parole, il pensiero degli Etruschi potrebbe, all’incirca, essere stato questo.

Ciascuna tomba veniva concepita come una vera e propria casa, di cui riprendeva la struttura, la divisione degli ambienti e l’arredamento interno. La loro architettura variava in base alle diverse fasi della civiltà, al contesto geografico e alle caratteristiche del territorio. Mentre, il mobilio si differenziava in base al gusto e al ceto sociale di appartenenza del proprietario: da quelle più spartane, con soltanto un letto funebre, fino a quelle, curate nei minimi dettagli, con finestre, porte rifinite da cornici, scranni, tavoli, armi, soprammobili, vestiti. Naturalmente, visto che parliamo di un popolo dai gusti raffinati e dedito ai piaceri della vita, c’erano anche cibi e oggetti utilizzati in vita dal defunto.

Ma quali erano le tipologie delle case funebri, come venivano classificate? Tra queste ci sono le ipogee, a tumulo e a edicola.

Le prime potevano essere completamente scavate sotto terra (definite tombe “a camera”), oppure “rupestri”, cioè ricavate dalla roccia o sfruttando grotte naturali.

Quelle “a tumulo”, a forma rotonda o rettangolare, erano parzialmente interrate e la parte esposta in superficie, realizzata in blocchi di pietra, era ricoperta da un accumulo di terra che formava un dosso.

Quelle “a edicola”, invece, erano interamente costruite sul terreno e riproducevano abitazioni rettangolari con tetto a spiovente ed erano dotate di un’unica sala.

Le pareti interne di alcune tombe erano decorate con dipinti che rappresentavano le abitudini e gli oggetti di uso quotidiano. Le pitture, infatti, ritraevano ambienti domestici, scene di carattere familiare e religioso, o attività come la caccia, la pesca e i divertimenti che avevano la funzione di garantire una continuità tra vita terrena e viaggio nell’aldilà.

Costruite una vicina all’altra, le tombe formavano vere e proprie città, chiamate necropoli, che erano edificate al di fuori delle mura dei centri abitati, di cui riproducevano le strutture urbanistiche: strade, piazze, slarghi e incroci. Le incisioni e le raffigurazioni riportate su obelischi, stele e colonne anticipano la funzione dei moderni cartelli stradali. Questi siti funerari riflettono il profondo senso di devozione e di spiritualità che i Rasenna possedevano, un senso della trascendenza che non dimenticava mai la bellezza e la ricchezza della vita quotidiana.

Viola Luti
© Riproduzione riservata


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