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Cultura domenica 14 agosto 2016 ore 16:00

Parliamo tutti un po' etrusco

Diverse parole usate nel quotidiano e derivanti dal latino, lingua madre dell'italiano, sono state acquisite dal popolo che visse intorno Volterra



VOLTERRA — Che l'italiano deriva da latino, ormai, è cosa nota. Ma da alcuni studi etimologici sembra che, diverse parole tutt'oggi usate, nella loro derivazione latina abbiano a loro volta attinto dalla lingua etrusca.

Quel popolo dell'Italia antica che abitò fra la Toscana, l'Umbria e l'alto Lazio, e che nel VII secolo, concludendo il processo di aggregazione tra i vari insediamenti del colle, diede vita alla città di VelathriVolterra.

Una civiltà, quella etrusca, che ebbe una profonda influenza sul popolo romano e arrivò persino a fondersi con questo, quando nel 396 a.C. Roma conquistò l'etrusca Veio.

Nonostante di solito si pensi a questo popolo dell'italia centrale come a una civiltà scomparsa che non ha lasciato molte tracce, in realtà la lingua etrusca è sopravvissuta in molte iscrizioni. Pur risultando ancora oggi in grandissima parte inviolata e incomprensibile, molti studi provano che il latino sia stato abbondantemente commistionato da quest'antica lingua, perché diversi vocaboli - specie quelli del teatro primitivo, dell'arte e del commercio - hanno una chiara origine etrusca.

Ecco qualche esempio:

Atrio. Di indubbia derivazione latina (anche se alcuni la legano al greco ἄτριον che però significa “sereno”, con scarsa attinenza con l'ambito dell'architettura); più probabile è infatti che la parola derivi dall’etrusco athre, termine che indicava uno spazio ampio. Infatti, furono gli Etruschi che introdussero in Occidente e quindi in Italia quel tipo costruttivo della casa, tanto che l'atrio di gran lunga più comune rinvenuto negli scavi di Pompei è detto appunto tuscanicum.

Istrione. Dal latino histrio e dall'etrusco híster, derivante da Histria, la regione confinante con l'Illiria da cui si dice venissero i primi commedianti. In origine, infatti, venivano chiamati "istrioni" gli attori etruschi giunti a Roma che, non parlando il latino, si limitavano a rappresentare spettacoli di pantomima, danza, e musica. In seguito, furono così chiamati dai romani tutti gli attori, dalla tragedia alla commedia.

Mondo. Deriva dal latino mundus ("universo" in età imperiale e poi "terra" contrapposta a cielo). Il termine latino, secondo alcuni, indicherebbe sì il mondo, ma anche gli inferi e i corpi celesti e deriverebbe dall’etrusco muth che a sua volta significa buco, fossa. Non sembrerebbe, invece, legato a mundus nel senso di "pulito" (probabilmente di origine etrusca), ma al senso originario di "ornamento" al quale si ricollega il termine greco kòsmos

Popolo. Non è sicuro, ma c’è chi lo propone, in particolare collegandosi ad alcune forme umbre molto simili, fino a ricostruire un eventuale etrusco *puple o *puplu. Sarebbe il popolo, o meglio il populus romano che indicava la collettività organizzata.

Raggio. Potrebbe derivare dall’etrusco rahdia, che significava appunto "spina, punteruolo, bastoncino". Altro non era che il radius latino, cioè un ramo, un bastone, bacchetta appuntita. Poi raggio luminoso, raggio d'una ruota perché irradia dal centro come i raggi dalla sorgente di luce e raggio d'una circonferenza.



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