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Attualità martedì 14 marzo 2017 ore 10:33

Le olive dal culto al palato

Spremute per ottenere l’olio, mangiate crude e cotte o conservate in salamoia, i frutti degli ulivi costituivano un alimento centrale nella dieta dell’antico popolo



VOLTERRA — Probabilmente come oggi, anche in epoca etrusca, il paesaggio dell’Etruria era caratterizzato da oliveti argentei e luminosi. Venerata perché ritenuta una pianta sacra, i suoi ramoscelli venivano utilizzati dalle sacerdotesse durante le processioni religiose. Ma oltre a un impiego liturgico, le olive venivano principalmente adoperate in cucina. Costituivano, infatti, uno degli ingredienti fondamentali della gastronomia dei Rasenna.
Spremute per ottenere il prezioso oro verde, venivano mangiate sia crude sia in pietanze cotte. Quando, invece, avevano un sapore più amaro, venivano immerse in acqua salata o lasciate in infusione, per qualche giorno, con finocchio secco e frutti di lentisco. La salamoia, infatti, ne addolciva il gusto rendendole gradevoli al palato.
I ritrovamenti archeologici testimoniano come il prezioso frutto fosse presente nella dieta etrusca. Anfore contenenti noccioli sono, infatti, state rinvenute nel relitto della nave del Giglio e nella necropoli di Cerveteri, nella tomba denominata appunto delle olive.
Aspetto che dimostra come gli Etruschi unissero l’aspetto del piacere culinario con quello profondo della spiritualità

Viola Luti
© Riproduzione riservata



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