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giovedì 02 luglio 2020

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Da qualche anno mi occupo di Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Francesco in Terra Santa (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Voci da Israele (2015), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), Betlemme. La stella della Terra Santa nell’ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. - Insieme hanno curato i libri: "Gerusalemme ultimo viaggio"(2009),"Kibbutz 3000"(2011),"Israele 2013"(2013),"Francesco in Terra Santa"(2014).Voci da Israele (2015)

Il Natale della Cooperazione italiana in Palestina

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - venerdì 27 dicembre 2019 ore 09:49

Betlemme, l’albero nella piazza della Mangiatoia, il profumo di falafel appena fritti, le keffiah colorate appese nei negozi, i pellegrini in processione per scendere nella Grotta dove la tradizione riporta sia nato Gesù, il sancta sanctorum del complesso della basilica della Natività. Siamo nella culla della cristianità, ma anche in un luogo pieno di contraddizioni e segnato da un conflitto eterno. Mentre, a livello internazionale c’è attesa di conoscere i dettagli del piano di pace, definito da Trump l’accordo “del secolo”, che già nella prima fase ha suscitato perplessità e appare destinato a scarse possibilità di successo. Intanto, le iniziative della cooperazione italiana in favore della popolazione palestinese non vengono meno, nemmeno a Betlemme. 

Come ci spiega Fabio Sokolowicz, console generale d’Italia a Gerusalemme. “L’Italia è stata in prima linea nei lavori per il restauro della Basilica della natività, avviati nel 2013 ed eseguiti da un’azienda di Prato. Un impegno a tutela del patrimonio storico, culturale e religioso che è in linea con la sensibilità e l’expertise italiani in questo settore e che, non per caso, vedrà esperti del nostro Paese impegnati prossimamente nel restauro dell’altro luogo-chiave della cristianità: la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Le iniziative di solidarietà sono delle finestre aperte che non abbattono muri ma tengono in essere un rapporto, un legame, fatto di dialogo e comprensione.“Betlemme è sede di alcuni dei più importanti interventi della nostra Cooperazione allo sviluppo. 

Tra i progetti più importanti finanziati c’è il Centro Mehwar, il primo centro antiviolenza in Palestina e nella regione, impegnato a fornire rifugio, protezione e assistenza legale a donne vittime di violenza di genere e ad assisterle per un reinserimento positivo nella società. Tra gli obiettivi della nostra Cooperazione c’è anche quello di sostenere la Municipalità nel rafforzamento delle proprie capacità: di recente, abbiamo finanziato un progetto per migliorare l'efficienza energetica del Comune. Abbiamo dato il nostro supporto nel ridisegnare l'illuminazione della Piazza della Mangiatoia e, venendo alle festività, ad alimentare con energie rinnovabili l'albero di Natale, la cui accensione attrae ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo”.Il panorama su questa collina della Giudea è invernale, in questo piccolo lembo di terra, tra mille giornaliere difficoltà, resiste un modello d’integrazione, socio-culturale, tra le comunità arabe, quella palestinese cristiana e quella musulmana. 

Al centro dell’economia l’industria del turismo, che ha avuto periodi altalenanti a causa del riacutizzare, ciclicamente, delle violenze. Ciononostante la chiesa della Natività è il luogo più visitato dai turisti, la vetrina della Palestina.“Con un numero di pellegrini (anche italiani) in crescita ogni anno, l’aspetto religioso crea un legame indissolubile tra Italia e Betlemme, ma non esaurisce, in sé, il ruolo e la presenza dell’Italia in una città che è anche uno dei principali centri della vita economica e culturale palestinese”.

La città di Davide e di Gesù è un luogo dove i giovani non hanno molte prospettive, la loro è per molti aspetti una testimonianza di resilienza difronte alle evidenze della realtà.“A Betlemme si sono svolte, il mese scorso, anche alcune delle iniziative legate alla Settimana della Lingua e poi di quella della Cucina italiana nel mondo: l'Università di Betlemme ha ospitato uno chef italiano, che ha insegnato a giovani aspiranti cuochi i segreti della nostra cucina, avviando collaborazioni con istituzioni italiane del settore. L’obiettivo, in questo caso, non è solo promuovere la cultura italiana, ma anche aiutare le Autorità locali a rafforzare le proprie competenze nel settore del turismo e dell’accoglienza, che può costituire un volano importante per la crescita dell’economia palestinese. Il prossimo anno, con Betlemme che sarà Capitale della Cultura araba, intendiamo rafforzare ulteriormente gli eventi culturali italiani nella città”.

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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