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lunedì 16 settembre 2019

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Da qualche anno mi occupo di Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Francesco in Terra Santa (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Voci da Israele (2015), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), Betlemme. La stella della Terra Santa nell’ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. - Insieme hanno curato i libri: "Gerusalemme ultimo viaggio"(2009),"Kibbutz 3000"(2011),"Israele 2013"(2013),"Francesco in Terra Santa"(2014).Voci da Israele (2015)

Vicini all’irreparabile, sale la tensione in Medioriente

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - lunedì 24 giugno 2019 ore 07:00

Sale la tensione ad Oriente. Le compagnie aeree internazionali in via cautelativa si tengono lontane dalle rotte dello stretto dell'Oman in vista di uno scontro prossimo tra Iran e USA. Intanto, il populista Trump ha indossato la divisa da comandante in capo dell'esercito più potente del mondo e approvato un attacco punitivo nei confronti di Teheran, per poi all'ultimo secondo del countdown sospendere temporaneamente l'operazione. Il casus belli scatenante è l'abbattimento del drone a stelle e strisce (valore 130 milioni di dollari) sui cieli del Golfo Persico, da parte della contraerea iraniana. Dopo una lunga e drammatica riunione nello studio Ovale il presidente avrebbe dato il via libera ad un intervento militare destinato, con molta probabilità, a colpire obiettivi sensibili: radar e batterie missilistiche. Comunque, l'ordine supremo è stato di fatto messo in stand by.

Per mesi abbiamo descritto imprevedibile e incostante l'approccio in politica estera del presidente Donald Trump. Nei tweet presidenziali toni minacciosi e offensivi verso leader mondiali nemici si sono alternati a quelli concilianti, in una sorta di balletto, uno spettacolo dove al centro più che una strategia geopolitica sembrava esserci l'umore dell'inquilino della Casa Bianca. Ma questa volta non è una questione personale e siamo ad un passo dall'irreparabile.
Nell'escalation attuale hanno influito in modo determinante due fattori: le ripetute provocazioni iraniane e i falchi della squadra di Trump. Il segretario di stato Mike Pompeo e John R. Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, sono entrambi schierati apertamente per dare una risposta forte all'Iran, opzione a cui il presidente è in realtà ostile. Alla base della reticenza di Trump il fatto che in campagna elettorale aveva promesso, e in parte poi mantenuto, la volontà di tirar fuori dalle zone di guerra i propri soldati. Invece, “obtorto collo” è stato catapultato al fronte di una potenziale nuova guerra. Inevitabile? Forse.

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Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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