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lunedì 17 febbraio 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Definizioni 6

di Libero Venturi - domenica 19 gennaio 2020 ore 07:30

Definizioni 6

Operai

Toh, gli operai! Qualche domenica fa su questo strampalato e politicamente scorretto dizionario minimo, parlando di Piaggio e piaggisti, dicevamo che si erano grandemente ridotti -ossimoro- fin quasi a scomparire. E invece rieccoli i nostri operai! Luigi Manconi, politico e sociologo -per l’anagrafe e il gossip marito della giornalista Bianca Berlinguer, figlia di Enrico, l’indimenticabile- scrive su Repubblica che, certo, il peso del lavoro salariato è diminuito dagli anni ‘70 ai giorni nostri e la percentuale di addetti all’industria è passata dal 29,8% della popolazione attiva, all’attuale 22,6%. E, tuttavia, oggi gli operai in Italia sono 3 milioni e 950 mila e quelli delle costruzioni 1 milione e 300 mila. Ancora tanti. E con la crisi -Ilva, Alcoa, Whirpool per fare qualche esempio- tornano ad essere visibili. Denunciano il restringimento della base produttiva e occupazionale nonché le conseguenti ricadute negative sulla vita economica e sociale del Paese. Che ancora arranca agli ultimi posti in Europa. Gli operai subiscono e si confinano entro una sinistra radicale e sterile, ma soprattutto si spostano a destra su posizioni leghiste o populiste, mentre i sindacati autonomi e di base si espandono. E questo processo è cominciato anche prima dell’avvento di Salvini e dei Cinque Stelle.

Gli operai non sono più la classe operaia che doveva essere egemone nella società e, addirittura, in quanto punta avanzata e cosciente del proletariato, divenire classe universale. La classe che poteva abolire le altre, superando le divisioni della società classista e instaurando una dittatura buona, quella del proletariato, che, secondo le teorie comuniste, avrebbe soppiantato la vecchia democrazia borghese e, secondo le tesi anarchiche, perfino lo Stato. Roba dell’Ottocento-Novecento. Ma, come si è visto, non esistono dittature buone.

Gli operai però non sono scomparsi, né sono ridotti in cattività, confinati in parchi protetti per la riproduzione della specie. Restano tra noi come una presenza sommersa, sofferente e irriducibile. C’è un bravo graffitaro, uno street artist fiorentino, che va riproducendo sui muri d’Italia capolavori d’arte o personaggi vari con una maschera da sub. Si fa chiamare Blub ed esprime la denuncia, la resistenza e la resilienza di un mondo sommerso. Sostiene che “l’arte sa nuotare”. Ecco, Blub dovrebbe raffigurare anche un operaio sott’acqua, con maschera e boccaglio oppure in apnea, che trattiene il fiato fino a scoppiare. Avrebbe un drammatico senso di verità.

Mai stato operaista, mai pensato che operai e popolo fossero di per sé portatori di rivoluzione o di progresso. Possono esserlo, ma anche no. Però ci mancano gli operai e il fruscio delle loro biciclette quando, lungo il Viale, entravano o uscivano dalla Piaggio. Sopratutto ne avremmo bisogno in un’Italia che rimane indietro quanto a produttività industriale e in una società che si frammenta, si polverizza e perde il senso del valore del lavoro. Purché anche gli operai non si frammentino, si polverizzino, si atomizzino a loro volta, riducendosi ad una difesa catenacciara di incazzati populisti e sovranisti. Almeno lanciare un contropiede. Una ripartenza.

Eskimo

Conservavo vestiti smessi in un fondo che generosamente mi era stato messo a disposizione da un amico, a mo’ di magazzino. Ogni trasloco riduce spazi per oggetti e vestiti che ci portiamo dietro che invece aumentano. E io, di traslochi, ne ho fatti troppi nel corso della vita. Dovremmo buttare via il superfluo, ma spesso non abbiamo tempo e cuore per farlo. E del superfluo, ancorché siano povere cianfrusaglie, ci sentiamo in imbarazzo. Così conserviamo. Siamo di natura conservatori. E da qualche parte ammucchiamo i nostri avanzi. Ma, proprio in questi giorni, quel magazzino, ho dovuto svuotarlo perché all’amico serviva di nuovo. E si capisce, dopo tanto tempo. Posso solo ringraziarlo per la disponibilità e la pazienza. Naturalmente odio rovistare nel passato. Il passato, se lo smuovi, se lo vai a cercare, ti insegue con il rimorso e la colpa. E poi quei vestiti extra larghi, giacche con spalle enormi e imbottite, chissà chi credevano di essere. Odore di vecchio e di stantio. Roba per lo più da gettare via e che andava gettata già allora. Volevo solo salvare e recuperare un ricordo di qualche anno addietro. Un vecchio eskimo verde, consumato e sgualcito che mi pareva di aver messo via e che infatti ho ritrovato malinconicamente appeso alla sua cruccia.

“Portavo allora un eskimo innocente/ dettato solo dalla poverta'/ non era la rivolta permanente/diciamo che non c'era e tanto fa... / Ma avevo la rivolta fra le dita/ dei soldi in tasca niente e tu lo sai/ e mi pagavi il cinema stupita/ e non ti era toccato farlo mai.../ Perché a vent'anni è tutto ancora intero/ perché a vent'anni è tutto chi lo sa/ a vent'anni si è stupidi davvero/ quante balle si ha in testa a quell'eta'.../ Ed io che ho sempre un eskimo addosso/ uguale a quello che ricorderai/ io come sempre, faccio quel che posso/ domani poi ci penserò se mai”.

Già! L’eskimo, la coscienza immacolata dentro al basso ventre e alcuni, audaci, in tasca L’Unità e poi pagarla tutta, a prezzi d’inflazione, quella che chiaman la maturità, cantava Guccini. E così è andata. A dire il vero l’eskimo, nel ‘68 o giù di lì, io non ce l’avevo. Tornavano male, restavano tutti spiegazzati, non mi piacevano, facevano troppo divisa militante. Coscienza immacolata, insomma. Rivolta tra le dita abbastanza. Se non a vent’anni, che si è stupidi davvero, quando? Soldi in tasca, parecchio pochi -ossimoro- ma sopratutto in tasca L’Unità, quella sì, non mancava mai. L’eskimo lo comprai anni dopo, negli anni del riflusso, quando era solo moda, alla Sisley, Made in Italy, All-Time-Classic, Relaxed Elegance. Dal comunismo al consumismo: un passo breve e obbligato. Poverannoi! Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 19 Gennaio 2020

Libero Venturi

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