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mercoledì 21 agosto 2019

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​La salute al primo posto

di Libero Venturi - domenica 07 aprile 2019 ore 12:00

Funziona cosi. Ti senti male, ti viene la febbre, tosse secca e stronza, raschiore e mal di gola, tracheite forse. Succede, di norma, in fine settimana. Il fato è beffardo. Il tuo dottore non riceve e comunque a casa non sarebbe venuto: non vengono più a domicilio, come una volta. Bisogna andare presso lo studio medico, ancorché barellati, e solo dopo aver prenotato la visita, per cui occorrono, come per le ricette, due giorni di anticipo. Si potrebbe tentare alla Casa della Salute, una recente invenzione socio sanitaria, ma chissà se è aperta, chissà chi c’è. Chissà se mi sento. Chissà se ne ho voglia.

Siempre que te pregunto, que cuándo, como y dónde, tu siempre me rispondes: quisáz, quisáz, quisáz.

Così telefoni allo studio medico e ti fissano per martedì o mercoledì della settimana entrante. Ti misuri la febbre con un termometro tecnologico, preso con i punti del Conad. Te lo spari in fronte, emette un bip e appare la scritta sul display: 37,5. Che per un nativo occidentale, italiano in particolare, di genere e sesso maschile, per me insomma, è già pressoché coma. Allora, scosso da brividi di freddo che corrono lungo la schiena, come da letteratura, ti corichi assumendo Aspirina effervescente con vitamina C, una mano santa per la tua colite e gastrite, insieme a una compressa di Tachipirina. Ad abundantiam. Dopodiché crolli e ti svegli al mattino in un bagno di sudore. Le tossine sono esalate con la febbre e la pressione: hanno lasciato questo corpo. Stai un po’ meglio, a condizione che tu riesca a spogliarti dei panni del sudario e indossare subito vestiti asciutti, perché il virus influenzale, quella merda, è sempre in agguato da qualche parte, invisibile e pronto a colpire.

Nel frattempo quella vecchia zitella inacidita della tosse secca -per cui sei andato in farmacia, hai chiesto un nuovo sciroppo, ma ti hanno rifilato il solito Bronchenolo, quello della pubblicità con i frati- evolve in una bella tosse catarrosa, espettorante e il dolore al petto si attenua. La gola tagliata e la trachea, che ti torturavano ad inghiottire e ti davano compressione ad ogni respiro, allentano la presa. Anche perché indebolite da pasticche anestetizzanti di Borocellina e spruzzini vari al Tantum Verde, anche quelli acquistati alla farmacia comunale che non siamo qui per vendere, ma per regalare. Week end passato tra letto, divano, tv e lettura rilassante di “bugiardini”.

Ancora un giorno per rimetterti in sesto, fare spesa e cucinare un piatto di tortellini in brodo che, come diceva la mi’ nonna: “ci sentimo abbraccia’ lo stoma’o” e stai meglio. Bene, ma non benissimo, come fa la canzone. Insomma benino, diciamo per non irritare troppo il fato, invidioso del benessere degli uomini sulla Terra. Così il giorno programmato vai dal tuo medico, completamente guarito. Lui ti ausculta il respiro dal groppone e dice, stai bene, non hai un cazzo, non prendere niente, che i farmaci fanno male. Veramente ho già preso di tutto. In farmacia ti hanno dato il Bronchenolo, vero? Sì! Lo sapevo, ne devono avere delle scorte infinite, prese a sconto.

Il medico è un amico di scuola e di gioventù, si parla del più e del meno, rievocando i bei tempi andati nella mezzoretta consentita dalle prenotazioni e dalla fila alla porta. È piacevole ritrovarsi un po’ giovani insieme, un po’ meno sentirsi, tutti e due, già così vecchi. Ma è la vita, chi non invecchia è peggio. Avrei anche un dolorino qui dietro. Non è niente, qualche dolore bisogna abituarsi ad averlo... Ciao, alla prossima. Speriamo di no. Si chiama prevenzione sanitaria. Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 7 Aprile 2019

Libero Venturi

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