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sabato 15 maggio 2021

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​L’anno del vaccino

di Libero Venturi - domenica 03 gennaio 2021 ore 07:30

Finalmente il 2020 se n’è andato, ce lo siamo lasciato alle spalle. Ne ha fatto di malestri! Pandemia, contagiati, morti illustri. E anche vivi comuni che non se la passano bene a causa della crisi economica che da noi è come dire: piove sul bagnato. Pensare che a scriverlo si presentava così “easy”, quasi “smart” e anche a pronunciarlo: “venti venti”, ma è stato un anno davvero bisesto e funesto, un anno “virale”.

Alla fine nemmeno il sangue di San Gennaro s’è sciolto! L’ultima delle tre ricorrenze annuali del prodigio era il 16 dicembre, anniversario dell’eruzione del Vesuvio del 1631, quando la colata lavica si arrestò di fronte alle sante reliquie del martire portate in processione. Ma Faccia Gialla non ha fatto la grazia, ripetendo ‘o miracolo. Che non è solo credenza o superstizione e comunque una faccenda di carattere religioso. No, è anche e soprattutto un fatto civico, un presagio pubblico. Infatti le preziose ampolline con il sangue sono custodite dal Sindaco di Napoli e da una delegazione di 11 laici nominati dal Ministero dell’Interno. Le volte che il sangue non s’è liquefatto si sono avuti guerra, colera e terremoto. Tanto per gradire. Ovviamente bisogna crederci e, possibilmente, essere napoletani.

Il 2021 per i cinesi sarà l’anno del bufalo, ma per tutti sarà l’anno del vaccino. L’antidoto per il Covid non si basa tanto sul principio: “è la dose che fa il veleno”. È stato realizzato modificando una molecola RNA, un messaggero del DNA, che trasmette le informazioni genetiche alle proteine perché possano intercettare il virus e neutralizzarlo, impedendo che si diffonda e faccia danni. È stato condizionato per questo in base al lungo e caparbio lavoro e alla geniale intuizione di una biochimica ungherese trapiantata negli USA, Katalin Karikò, a cui nessuno dava credito e che alla fine ha affidato la sua scoperta alla Biontech, fondata in Germania da due coniugi di origine turca. Il mondo è globale. Ora l’azienda, in partnership con Pfizer, è una delle società produttrici del vaccino e vale 25 miliardi di dollari e la Karikò ne è divenuta vicepresidente. Perché anche senza il Nobel si sopravvive. Basta credere nella scienza, oltre che nel sapere e anche, un minimo, nel proprio cervello.

Per la verità il rapporto tra ricerca scientifica e mercato solleva molti interrogativi di ordine morale relativi all’impiego e alla distribuzione di risorse: in un mondo ingiusto, difficile che sia giusta la politica sanitaria. È lontano il 1952, quando Jonas Salk sviluppò il primo vaccino antipolio e non lo brevettò, rinunciando al profitto, per incoraggiarne e accelerarne la diffusione e al conduttore televisivo che gli chiese a chi appartenesse rispose: "Alla gente. Non esiste un brevetto. Si può forse brevettare il sole?". Comunque alla fine da questa parte del mondo la ricerca scientifica e la competitività del mercato hanno prodotto il vaccino.

Dall’altra parte del mondo ci sono Cina e Russia. In Cina dall’accostamento di strutture avanzate in campo sanitario con arretratezze e promiscuità socio-ambientali è uscito il virus. Il medico che per primo l’ha segnalato è stato discriminato ed è morto, salvo poi divenire, suo malgrado, eroe del popolo. L’avvocata e giornalista che ha denunciato la situazione socio-sanitaria della pandemia in Cina è stata condannata a 4 anni di galera. Il modello di cura del regime cinese è coercitivo e collettivista. In Russia il vaccino si chiama Sputnik, come il primo satellite artificiale lanciato in orbita intorno alla Terra con cui nel 1957 i sovietici vinsero gli americani nella corsa dello spazio, salvo poi perdere quella della storia. Ebbene, quel vaccino non risponde ai criteri di sicurezza vigenti a livello internazionale.

Potessi scegliere, vorrei una terza via tra questi mondi diversi, anzi andrebbe proprio cercata: aveva ragione Enrico Berlinguer. Che adesso è la piazza davanti casa. Il giovane medico che mi ha fatto il tampone mi ha chiesto come si scriveva. Dice, ma sono straniero. Anch’io sono italiano, però come si scriveva Ceausescu lo sapevo. Che lui era anche un dittatore! Meno male il tampone è venuto negativo e mi sarei stupito del contrario: sempre stato un tipo negativo, perché diventare positivo proprio adesso? Uno si fa una nomea... Comunque sto con l’occidente e non solo perché ci abito. Al netto di tutto, abbiamo il vaccino e dobbiamo farne buon uso, anche se il verbo è “inoculare”: brutto! Dobbiamo raggiungere l’immunità di gregge, sconfiggere il virus e tornare a una vita normale. Sarebbe da sperare anche migliore, ma è chiedere troppo a noi stessi. Nemmeno la scienza può tanto. Stato e mercato, chissà.

Insomma dobbiamo vaccinarci. Secondo lo psicoanalista Massimo Recalcati “la salvezza o è collettiva o è impossibile” e credo abbia ragione. Anche se la parola “collettiva” non mi piace, preferisco “solidale”, “sociale” o altro. Però per raggiungere l’immunità di gregge occorre che almeno il 70% della popolazione sia vaccinato. Penso che vaccinarsi non debba essere un obbligo legale, ma un dovere morale sì: di ciascuno di noi, anche per proteggere chi davvero non può. E, piuttosto, dobbiamo rendere il vaccino disponibile anche alle popolazioni che non hanno i mezzi economici per procurarselo. Perché l’occidente e il mondo vanno resi migliori.

Ho sentito che paradossalmente ci sarebbe una gran parte del personale sanitario delle RSA del nord che si rifiuta ed è su posizioni "no vax". È giusto? No, a mio avviso. Per loro il vaccino dovrebbe essere obbligatorio. Anche la libertà ha un limite: è dove inizia la vita degli altri. Ancora secondo Recalcati in queste circostanze -e forse sempre, ma questo lo dico io- la libertà deve essere vissuta come solidarietà per non restare solo retorica. È vero: nessuna obiezione di coscienza può intaccare il diritto alla salute del tuo prossimo. Se fai quel mestiere devi vaccinarti: per la tua sicurezza e per quella delle persone, malati e anziani, che si affidano a te. Se fai l’assistente di volo, puoi anche soffrire il mal d’aria, ma non puoi rifiutarti di prendere l’aereo per paura di volare o, peggio, perché non ti fidi del volo umano. Se così fosse non è il tuo mestiere.

Vincenzo De Luca, il Presidente della Regione Campania, si è vaccinato subito: scandalo! Il Sindaco di Napoli parla di abuso di ufficio ed essendo un magistrato dovrebbe sapere di cosa parla. A parte il fatto che De Luca ha 71 anni, venerabile età, penso che le alte cariche istituzionali e gli amministratori pubblici, quelli di una certa importanza, sicuramente i Presidenti delle Regioni, dovrebbero essere considerati tra i soggetti per cui si rende subito necessaria la vaccinazione. Sia perché così si dà l’esempio ai cittadini e sia perché i nostri amministratori sono e devono essere in prima linea nell’attività politica e sociale di contrasto al virus. Non certo come il personale sanitario, a cui va data priorità assoluta, ma anche loro con una notevole dose di esposizione, di impegno e di rischio. E devono essere vaccinati anche per la considerazione e la tutela che si devono ai massimi rappresentanti delle istituzioni e a coloro che abbiamo scelto, in libere elezioni, per farci governare o amministrare.

Intanto, sorvolando sul prete positivo che fa bere dal suo calice i fedeli a Messa -padre perdona loro perché non sanno quello che fanno- la fola è quella del Festival di Sanremo che sarà presumibilmente a marzo e che sembra non possa fare a meno del pubblico nella sala dell’Ariston. Così si pensa di tenere gli spettatori paganti, isolati e controllati per tutti i cinque giorni, su una nave da crociera. Verrebbe da cantare “finché la barca va, lasciala andare”. Solo che la barca non va. Anche qui si capiscono le ragioni dello stato e perfino del mercato e forse a marzo potremmo essere più avanti con l’immunità di gregge che per il Festival è richiesta, sia come immunità che come gregge. Ma se Sanremo non può fare a meno del pubblico, il pubblico potrebbe fare tranquillamente a meno di Sanremo, inteso come Festival e non come Santo. Che lui chissà che grazie e miracoli fa, forse di esentarci dal Festival almeno per un anno. Un anno sabbatico. E se no, che vada in onda senza pubblico in sala. Sopravviveremo anche a questo. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

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