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giovedì 18 aprile 2024

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Nuovi arrivi!

di Federica Giusti - venerdì 26 gennaio 2024 ore 08:00

Siamo da poco entrati nel nuovo anno e già ho avuto l’immenso piacere di gustarmi la prima grande novità: la nascita di mio figlio Vinicio!

Non voglio tediarvi con frasi verissime e affatto banali, ma che rischiano di diventarlo se dette con superficialità, ma permettetemi di condividere con voi la mia, la nostra infinita gioia!

Sono diventata madre “da grande” e questo mi ha dato modo di immaginare, fantasticare, ipotizzare tutto quanto infinite volte. Lungi da me voler affermare che ciò che ho pensato corrisponda poi a ciò che in realtà è, ma diciamo che ho avuto molto tempo a disposizione per ascoltarmi e guardarmi dentro sempre più profondamente, alla ricerca di tutte le emozioni e i pensieri ambivalenti legati alla maternità. Perché ovviamente la grande attesa, prima emotiva e poi reale, nei nove mesi di gravidanza, è stata anche accompagnata da vissuti di tristezza e scoramento, cosa di cui non credo ci sia da vergognarsi, anzi, penso proprio possa far bene condividere.

Ma c’è una cosa, nonostante l’arrivo di un figlio fosse per me e per mio marito un desiderio radicatissimo e profondo, c’è una cosa che non mi piace, psicologicamente parlando, ed è il considerare la maternità la massima aspirazione di vita per una donna.

Credo che si tratti di una scelta in primis, di un desiderio che può esserci ma che è altrettanto legittimo non ci sia. Non tutte le donne desiderano essere madri, e questo è sano e rispettabile. E dovrebbe essere accolto e non giudicato anche dall’esterno. Vero che ci sono delle situazioni in cui il rifiuto è legato a vissuti particolari e traumatici, per cui, lavorandoci, magari anche in terapia, queste donne possono riuscire ad affrontare i proprio demoni, ma non tutte coloro che non desiderano figli, hanno subito un trauma. Si tratta di donne consapevoli, equilibrate, che hanno fatto per sé stesse una scelta di vita che non deve essere giudicata come sbagliata da nessuno. Ci sono poi quelle donne che desidererebbero tanto diventare madri, ma che non riescono per mille vicissitudini diverse. E in questo caso non è una scelta autonoma, è una situazione che viene subita a causa di fattori esterni alla propria volontà.

Ecco perché affermare che la maternità dovrebbe essere la massima aspirazione per ogni donna ritengo non sia affatto corretto, proprio perché non tiene conto delle numerose differenze e della notevole variabilità che può esserci tra una donna e l’altra.

I desideri, i sogni, non possono essere imposti dall’esterno, e meno che mai il mondo della politica dovrebbe entrare a gamba tesa in quelli che sono i nostri obiettivi. Sarebbe un po' come se tutti dicessero che la massima aspirazione è magiare le lasagne, bypassando completamente coloro ai quali le lasagne proprio non piacciono, o non riescono a digerirle, eccetera…

La maternità è una cosa seria sempre. E come tale va trattata. Con dolcezza. Con rispetto. Con apertura. Astenendosi da giudizi superficiali ed infondati. Abbandonando il nostro punto di vista e impegnandoci ad accogliere quello dell’altro.

Abbiate cura di chi la vede come voi, ma soprattutto di chi la pensa diversamente.

Questo forse è l’atteggiamento più materno che possiate avere, a prescindere dall’avere o meno figli, dall’essere o meno madri.

Federica Giusti

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