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Venerdì 27 Marzo 2026

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Vivere nell’incertezza

di Federica Giusti - Venerdì 27 Marzo 2026 ore 08:37

Ci svegliamo, prendiamo il telefono, scorriamo le notizie. E già iniziamo con il piede sbagliato: guerre, crisi economiche, cambiamenti climatici, tensioni sociali, lavori precari, tecnologie che corrono più veloci di noi.

Anche quando non ce ne accorgiamo, il mondo entra in casa. E soprattutto entra nella mente, e lì lavora come un tarlo.

E si vede bene nella stanza di terapia, dove, sempre più di frequente, le persone correlano la loro quotidianità, le loro difficoltà, a ciò che accade nel mondo, dal caro benzina, ai viaggi in mete non più sicure, alla paura per i figli e per il loro futuro professionale.

Il periodo storico che stiamo vivendo non influenza solo la politica o l’economia: modifica il nostro equilibrio psicologico quotidiano. Non serve essere direttamente coinvolti in un evento traumatico per sentirne il peso. Basta essere esposti, giorno dopo giorno, a un clima diffuso di instabilità. E questo capita a tutti, bambini compresi.

A livello emotivo, molte persone sperimentano una sensazione difficile da definire: non è paura pura, non è tristezza, è una tensione di fondo. Una specie di allarme silenzioso che rimane acceso. Ci sentiamo più irritabili, più stanchi, più fragili. Facciamo fatica a concentrarci, a progettare, persino a riposare davvero.

La mente umana ha bisogno di un certo grado di prevedibilità. Ha bisogno di sentire che esiste una continuità tra oggi e domani. Quando il contesto esterno diventa instabile, il cervello entra in una modalità di vigilanza costante: cerca segnali di pericolo, anticipa scenari, consuma energia. È per questo che spesso ci sentiamo esausti senza capire bene perché. Un po' come se fossimo in un perenne livello di stress traumatico.

Nella quotidianità, questo si traduce in piccoli segnali: controlliamo compulsivamente le notizie, dormiamo peggio, abbiamo meno pazienza nelle relazioni, percepiamo il futuro come nebuloso. A volte aumenta il bisogno di controllo; altre volte, al contrario, prevale una forma di ritiro emotivo: “non voglio sapere”, “non ce la faccio più”. Quante volte mi viene detto che sui social, ormai pozzo dal quale attingere notizie, molte persone decidono di smettere di seguire testate giornalistiche o pagine socio-economiche, per seguire solo gattini che fanno le fusa!!! Entrambe sono risposte normali a un sovraccarico.

Eppure, la psicologia ci dice che non siamo senza strumenti. Non possiamo controllare la storia, ma possiamo regolare il modo in cui la attraversiamo. Ridurre l’esposizione continua alle notizie, coltivare routine semplici, mantenere legami significativi, tornare al corpo attraverso il respiro, il movimento, il sonno: sono gesti piccoli ma profondamente stabilizzanti.

La verità è che nei tempi incerti non abbiamo bisogno di essere sempre forti. Abbiamo bisogno di riconoscere ciò che sentiamo, senza vergogna. Perché spesso la fatica che portiamo non è solo personale: è anche collettiva.

Forse il primo passo è proprio questo: smettere di chiederci perché siamo così stanchi, e iniziare a vedere che stiamo vivendo dentro una pressione invisibile ma reale. Dare un nome a questa esperienza non risolve il caos del mondo. Ma può restituirci qualcosa di essenziale: lucidità, umanità, e un modo più gentile di stare dentro il presente. E soprattutto può davvero farci sentire tutti dentro la stessa barca.

Federica Giusti

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